di Giuseppe Gagliano –
Il Parlamento egiziano ha approvato una riforma che trasforma l’Autorità per il Futuro dell’Egitto nel principale strumento economico dello Stato, ampliandone le competenze ben oltre il settore agricolo. Il nuovo organismo, posto direttamente sotto la presidenza di Abdel Fattah al-Sisi, controllerà settori strategici come importazioni di materie prime, edilizia, energia, gestione dei terreni, immobiliare e produzione alimentare, concentrando in un’unica struttura funzioni decisionali, operative e di controllo.
La riforma rafforza un modello di forte intervento statale nell’economia. L’Autorità potrà pianificare gli investimenti, assegnare le terre, gestire i beni pubblici e coordinare le attività economiche nelle aree di propria competenza, beneficiando di ampie deroghe alle norme ordinarie in materia di appalti, fiscalità e amministrazione.
Secondo gli analisti, questa concentrazione di poteri rischia di penalizzare il settore privato, che dovrà competere con un ente dotato di privilegi fiscali, accesso preferenziale ai terreni e pieno sostegno politico. Anche gli investitori stranieri potrebbero essere spinti a operare attraverso accordi con la nuova struttura controllata dalla presidenza.
La riforma si inserisce in una strategia più ampia, rafforzata anche dalla creazione del fondo sovrano “Piramidi del Nilo”, destinato a finanziare investimenti e acquisizioni nei comparti ritenuti strategici. Se nel breve periodo il modello potrebbe favorire una rapida realizzazione di infrastrutture e grandi opere, nel lungo termine permangono interrogativi sulla concorrenza, sulla trasparenza dei bilanci e sull’efficienza nell’impiego delle risorse pubbliche.
L’Autorità gestirà inoltre l’importazione del grano, settore cruciale per un Paese fortemente dipendente dalle forniture estere, rafforzando così il controllo statale su una leva essenziale per la stabilità economica e sociale.
La nuova legge appare inoltre in contrasto con le richieste del Fondo monetario internazionale, che da anni sollecita il Cairo a ridurre il peso delle imprese pubbliche e militari nell’economia e a favorire una maggiore apertura al capitale privato. Nonostante ciò, l’Egitto continua a beneficiare del sostegno finanziario internazionale grazie al suo ruolo strategico nel Mediterraneo, nel Mar Rosso e nella gestione dei flussi migratori.
La riforma assegna infine all’Autorità la gestione dello sviluppo di circa quattro milioni e mezzo di feddan nel deserto occidentale, nel Sinai e nelle aree di confine con Libia e Sudan. Oltre all’obiettivo agricolo, il progetto rafforza il controllo del territorio attraverso nuove infrastrutture, insediamenti e collegamenti logistici, consolidando il ruolo delle istituzioni statali nelle aree considerate più sensibili dal punto di vista della sicurezza.
Con questa riforma il presidente al-Sisi accentra ulteriormente il controllo dell’economia nazionale, trasformando l’Autorità per il Futuro dell’Egitto nel principale strumento di una strategia che intreccia sviluppo economico, sicurezza e consolidamento del potere politico.












