di Giuseppe Gagliano –
Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha scelto di alzare il livello della politica estera del Cairo, ponendo l’Egitto come perno di una futura cooperazione militare tra gli Stati africani. Intervenendo alla settima riunione di coordinamento di metà anno dell’Unione Africana, in Guinea Equatoriale, ha sottolineato il ruolo del suo Paese nel promuovere la pace e la sicurezza nel continente, con un occhio particolare al Nord African Regional Capability (NARC), strumento chiave della Standby Force africana.
Ma dietro le parole ufficiali c’è molto di più: un progetto per consolidare la leadership egiziana nel continente, difendere i confini minacciati e contenere le ambizioni di potenze esterne, come Turchia, Russia e Cina, che ormai considerano l’Africa un campo di battaglia strategico.
Il NARC, composto da truppe egiziane, algerine, tunisine e libiche, rappresenta un tentativo di costruire un’architettura di sicurezza regionale. Nel maggio scorso, le unità nordafricane hanno condotto un’esercitazione congiunta in Algeria, segno che il coordinamento militare sta crescendo, almeno sulla carta.
Tuttavia persistono sfide enormi: le tensioni tra Algeria e Marocco, le fragilità politiche interne degli Stati membri e la diffidenza verso un Cairo che molti percepiscono come troppo assertivo.
Negli ultimi dieci anni l’Egitto ha moltiplicato accordi militari con Paesi africani. Un’accelerazione giustificata dalla minaccia crescente dei gruppi terroristici: al-Shabaab in Somalia, Boko Haram in Nigeria e lo Stato Islamico nella regione del Grande Sahara.
Per il Cairo, il rischio è duplice: da un lato, vedere queste organizzazioni insediarsi ai confini, destabilizzando Libia e Sudan; dall’altro, diventare il bersaglio di un asse jihadista che potrebbe unirsi sotto un’unica bandiera. L’ex assistente del ministro degli Esteri, Mona Omar, ha spiegato che l’Egitto considera la cooperazione militare una barriera preventiva contro il caos che minaccia la sua sicurezza nazionale.
Il vero banco di prova per il Cairo sarà la capacità di trasformare le esercitazioni simboliche del NARC in una forza efficace. Senza un consenso politico tra gli Stati africani e senza risolvere le rivalità regionali, il rischio è che l’ambizione egiziana resti confinata a dichiarazioni retoriche.
Tuttavia se al-Sisi riuscirà a costruire un’alleanza africana credibile, potrebbe proiettare il Paese come potenza regionale di primo piano, influenzando gli equilibri tra Africa, Mediterraneo e Medio Oriente.












