Egitto. Tutto in mano all’esercito: al-Sisi si garantisce la stabilità politica

di Giuseppe Gagliano

L’Egitto è quotidianamente alla ribalta sia per la questione libica sia per la vendita di armi da parte dell’Italia, ma soprattutto per le drammatiche vicende di Giulio Regeni e dello studente dell’università di Bologna Patrick George Michel Zaky Soleyman, conosciuto come “Zaky”. Se esiste una sorta di denominatore comune in tutte queste vicende, questo è il ruolo rilevante che il potere militare esercita in Egitto, il quale si fonde in buona sostanza su tre istituzioni, ovvero il Ministero della produzione militare, il Ministero della Difesa e l’Organizzazione araba per l’industrializzazione. Il Ministero della produzione militare ha visto negli ultimi tempi un incremento notevole dei guadagni grazie al fatto che possiede 17 fabbriche e 20 imprese, e ciò gli ha consentito di raggiungere un fatturato di 720 milioni di euro. Il Ministero della Difesa ha tra le sue agenzie, certamente la più importante, quella dell’Organizzazione dei progetti del servizio nazionale, ideata non solo per approvvigionare i reggimenti, ma anche per coordinare 20 imprese, ed è presente in modo capillare nelle principali città egiziane con un migliaio di negozi e chioschi che vendono alimenti a basso prezzo. Questa struttura gestisce anche gli impianti per il trattamento delle acque, le reti di videosorveglianza e, grazie all’attuale presidente, gestisce anche le autostrade egiziane. Un’altra agenzia di estrema rilevanza è l’Autorità dell’ingegneria militare, specializzata nella costruzione di infrastrutture autostradali e di ponti: nel giro di qualche anno ha visto aumentare il suo volume d’affari di circa il 300%. Insomma, a partire dal 2013 il potere economico dell’esercito è diventato enorme e non esistono contratti significativi sotto il profilo finanziario in Egitto che non passino per le mani dell’esercito. Si pensi a tale riguardo che durante l’emergenza Covid-19 è stata l’Autorità per gli acquisti unificati di materiale medico a gestore la crisi sanitaria: si tratta di un’agenzia creata nel 2015 e diretta dal generale generale Zaidan.
Sotto il profilo strettamente politico, questa crescente militarizzazione dell’economia egiziana costituisce un rilevante vantaggio per il presidente Abdel Fatah al-Sisi: da un lato infatti l’esercito consente di velocizzare la realizzazione dell’infrastrutture di cui l’Egitto ha bisogno, da quelle autostradali a quelle nel settore dell’edilizia, dall’altro le forze armate egiziane garantiscono ad al-Sisi la necessaria stabilità politica.