di Giuseppe Gagliano –
Cinque presunti appartenenti alle organizzazioni criminali salvadoregne sono stati arrestati in Messico e consegnati alle autorità di San Salvador grazie alla cooperazione tra le forze di sicurezza di El Salvador, Messico e Guatemala. L’operazione conferma la volontà del governo di Nayib Bukele di estendere oltre i confini nazionali la propria strategia contro le bande criminali.
I cinque dovranno rispondere di associazione a delinquere e di altri reati davanti ai tribunali competenti. Tra gli arrestati figura Remberto Ismael C.R., conosciuto come “Little Man”, divenuto noto dopo un’intervista diffusa da una piattaforma digitale. Il ministro della Sicurezza Gustavo Villatoro ha accusato alcuni operatori dell’informazione di avergli fornito ospitalità e protezione in cambio dell’intervista, una contestazione che riapre il dibattito sul confine tra perseguimento della complicità con i ricercati e tutela dell’attività giornalistica.
La strategia di Bukele punta a impedire che l’espatrio rappresenti una via di fuga per gli appartenenti alle bande. Lo scambio di informazioni con Guatemala e Messico consente alle autorità salvadoregne di seguire i ricercati lungo le principali rotte migratorie regionali e di contrastare il possibile trasferimento all’estero di uomini, risorse e strutture delle organizzazioni criminali.
Il governo indica come ulteriore prova dell’efficacia della propria politica la recente condanna di 56 appartenenti alla Mara Salvatrucha, riconosciuti colpevoli di omicidio aggravato, traffico di droga e armi, associazione criminale e altri reati commessi tra il 2015 e il 2020. Le pene inflitte arrivano fino a 180 anni di reclusione e hanno soprattutto un forte valore deterrente e simbolico.
La politica di sicurezza ha ridotto sensibilmente la capacità delle bande di esercitare apertamente il controllo su parti del territorio salvadoregno, rafforzando il consenso nei confronti di Bukele. Parallelamente sono aumentate le critiche riguardanti le garanzie giudiziarie, le condizioni dei detenuti e il ricorso prolungato agli strumenti emergenziali.
La lotta alle bande ha anche una rilevante dimensione economica. Per anni le estorsioni hanno colpito commercianti, trasportatori, famiglie e piccole imprese, frenando gli investimenti e contribuendo all’emigrazione. Il governo punta quindi a trasformare la maggiore sicurezza in un vantaggio competitivo capace di favorire turismo, investimenti e attività produttive.
L’esperienza salvadoregna sta assumendo contemporaneamente una dimensione regionale. La collaborazione con Messico e Guatemala dimostra che i Paesi vicini sono disposti a cooperare con San Salvador nel contrasto alla criminalità transnazionale, mentre il modello di Bukele continua ad attirare l’attenzione di governi e opinioni pubbliche latinoamericane alle prese con elevati livelli di violenza.
Il nodo resta l’equilibrio tra efficacia repressiva e garanzie dello Stato di diritto. L’arresto dei cinque ricercati mostra la crescente capacità di El Salvador di perseguire le reti criminali anche fuori dal territorio nazionale, ma conferma anche come la sicurezza sia diventata uno degli elementi centrali della legittimazione politica del governo Bukele.



