di Giorgio Livas –
Le elezioni parlamentari cipriote dello scorso maggio 2026 costituiscono un utile osservatorio per comprendere le trasformazioni politiche e sociali che attraversano la Repubblica di Cipro. Il risultato non ha soltanto ridisegnato gli equilibri parlamentari, ma ha evidenziato trasformazioni profonde nella società greco-cipriota, nei suoi timori, nelle sue priorità e nella sua percezione delle minacce future.
A prima vista il quadro appare relativamente stabile. Il DISY rimane il primo partito con il 27,1% dei voti, mentre AKEL consolida la propria posizione con il 23,9%. Tuttavia dietro questa apparente continuità si nasconde una trasformazione molto più profonda. Il vero vincitore politico della consultazione è infatti ELAM, che passa dal 6,8% al 10,9%, raddoppia i propri seggi e si afferma come una delle principali forze politiche della Repubblica di Cipro.
Parallelamente il centro politico tradizionale subisce un colpo devastante. Il DIKO perde terreno, mentre EDEK e DIPA scompaiono dal Parlamento. Entrano invece nuove formazioni anti-establishment come ALMA e Democrazia Diretta, entrambe nate dalla crescente sfiducia verso la classe politica tradizionale.
Il dato più interessante riguarda però ELAM. Per comprendere il fenomeno è necessario andare oltre le semplici percentuali. ELAM costituisce il primo vero caso di successo duraturo dell’estrema destra nella storia della Repubblica di Cipro dopo il trauma degli anni Settanta. L’esperienza della dittatura militare greca e soprattutto il colpo di Stato del 1974 contro Makarios, seguito dall’intervento turco e dalla divisione dell’isola, avevano delegittimato per decenni gran parte del nazionalismo radicale greco-cipriota.
Per molti anni ogni riferimento politico alle correnti che avevano sostenuto l’Enosis appariva associato al disastro nazionale del 1974. ELAM è riuscita gradualmente a rompere questo tabù.
Le origini del movimento sono strettamente collegate all’esperienza di Alba Dorata in Grecia. Tuttavia il percorso delle due organizzazioni è stato differente. Mentre Alba Dorata entrò in una spirale di radicalizzazione che la portò allo scontro aperto con le istituzioni statali greche, ELAM ha scelto una strada diversa. Il movimento cipriota ha progressivamente abbandonato gli aspetti più marginali e provocatori della militanza estremista per inserirsi nel sistema politico esistente.
Questo processo di normalizzazione è stato favorito anche dalla particolare situazione geopolitica dell’isola. La presenza di circa quarantamila soldati turchi nel nord di Cipro e la persistente divisione dell’isola consentono infatti a ELAM di presentarsi come una forza patriottica impegnata nella difesa della sicurezza nazionale piuttosto che come un semplice partito di protesta.
Sul piano ideologico il partito continua a richiamarsi all’Enosis, cioè all’unione di Cipro con la Grecia, un obiettivo che appartiene ormai più alla sfera simbolica che a quella politica concreta. Allo stesso tempo, sotto il profilo culturale, numerosi riferimenti della narrativa del partito richiamano la Megali Idea, il grande progetto nazionalista greco dell’Ottocento che immaginava la riunificazione di tutte le popolazioni elleniche all’interno di un unico Stato.
Naturalmente tali richiami hanno oggi soprattutto una funzione identitaria e propagandistica. Tuttavia sarebbe un errore considerarli completamente estranei alla cultura politica cipriota. Elementi della memoria dell’Enosis, del nazionalismo ellenico e della diffidenza verso la Turchia sono presenti, seppur in forme molto più moderate, anche in settori significativi dei partiti tradizionali.
La crescita di ELAM non può però essere spiegata soltanto attraverso il nazionalismo. Il tema decisivo della campagna elettorale è stato probabilmente l’immigrazione. Negli ultimi anni Cipro ha registrato una forte pressione migratoria rispetto alle proprie dimensioni demografiche. In numerose aree popolari e piccolo-borghesi si è sviluppata una crescente percezione di competizione per le risorse pubbliche, per gli alloggi e per alcuni servizi sociali.
Particolare diffidenza viene manifestata nei confronti dell’immigrazione proveniente dal Medio Oriente e dall’Africa. Una parte dell’opinione pubblica critica apertamente i sussidi destinati ai richiedenti asilo, nonostante molti immigrati siano impiegati in settori caratterizzati da lavori pesanti e scarsamente retribuiti, come l’agricoltura, gli allevamenti e alcune attività manifatturiere, occupazioni raramente scelte dai greco-ciprioti.
Accanto alla dimensione economica emerge anche una componente geopolitica. In alcuni ambienti nazionalisti è diffusa la convinzione che un’eccessiva immigrazione proveniente da paesi musulmani possa costituire un problema strategico in caso di future tensioni con la Turchia. Pur essendo una lettura contestata da molti osservatori, essa ha contribuito ad alimentare il consenso verso ELAM.
Un altro elemento centrale delle elezioni è stata la sorprendente marginalità della questione cipriota. Per decenni il dibattito politico dell’isola è stato dominato dalla prospettiva della riunificazione e dai negoziati tra le due comunità. Nel 2026, invece, corruzione, costo della vita, immigrazione e sfiducia nelle istituzioni hanno occupato gran parte della campagna.
Ciò non significa che la popolazione abbia improvvisamente smesso di interessarsi alla questione nazionale. Piuttosto, molti cittadini considerano i negoziati bloccati e ritengono improbabile una soluzione nel breve periodo. Inoltre, la gestione del dossier cipriota dipende principalmente dal Presidente della Repubblica e dal governo, mentre il Parlamento svolge un ruolo secondario nelle trattative.
Resta comunque evidente che una larga parte dell’opinione pubblica greco-cipriota continua ad opporsi a concessioni considerate eccessive alla Turchia, soprattutto per quanto riguarda le garanzie di sicurezza, la presenza militare turca e il futuro assetto costituzionale dell’isola.
Sul piano geografico il voto mostra alcune tendenze interessanti. AKEL mantiene i suoi risultati migliori nei grandi centri urbani e nelle aree caratterizzate da una storica presenza della sinistra, risultando particolarmente forte nei distretti di Nicosia e Limassol. ELAM ottiene invece risultati particolarmente elevati nei distretti orientali dell’isola, soprattutto nella regione di Famagosta, dove il tema dell’occupazione turca conserva una forte rilevanza simbolica, e registra significativi progressi anche a Larnaca e Nicosia.
Il crollo dell’EDEK assume una dimensione quasi storica. Il partito non era una semplice formazione socialdemocratica. Durante gli anni della lotta anticoloniale aveva rappresentato il tentativo di una parte della sinistra di coniugare giustizia sociale e nazionalismo greco-cipriota. Successivamente, durante la presidenza di Makarios, organizzò proprie strutture armate a difesa dell’arcivescovo contro le minacce provenienti dall’estrema destra filo-golpista. La sua esclusione dal Parlamento segna simbolicamente la fine di una delle tradizioni politiche più caratteristiche della Repubblica di Cipro.
Nel complesso, le elezioni del 2026 mostrano una società in trasformazione. La divisione dell’isola continua a rappresentare il quadro geopolitico fondamentale entro cui si sviluppa la politica cipriota, ma non costituisce più il principale criterio di scelta elettorale. Le preoccupazioni economiche, l’immigrazione e la crisi di fiducia verso le istituzioni hanno assunto un peso crescente.
Il paradosso è evidente: proprio mentre la riunificazione perde centralità nel dibattito quotidiano, cresce il partito che più di ogni altro mantiene una visione nazionalista rigida della questione cipriota. Questo non significa necessariamente che la società greco-cipriota stia diventando più radicale. Significa piuttosto che una parte crescente dell’elettorato considera ELAM non più come una forza marginale, ma come un attore politico legittimo e stabilmente inserito nelle istituzioni della Repubblica.
Per la prima volta dalla fine degli anni Settanta, il nazionalismo radicale dispone quindi di una presenza parlamentare significativa e duratura. Si tratta di uno sviluppo destinato a influenzare non soltanto la politica interna cipriota, ma anche il dibattito sul futuro della questione cipriota e sugli equilibri geopolitici del Mediterraneo orientale.
















