Esper e il suo programma di vendita di armi agli alleati

di Giuseppe Gagliano

Il nuovo progetto varato dal dipartimento della Difesa Usa e denominato Battle Force 2035 è finalizzato a consentire alla Marina, seguendo sia le riflessioni geopolitiche di Alfred Mahn che di Roosevelt, di conseguire una assoluta superiorità su quella cinese e su quella russa.
Secondo il segretario alla Difesa Mark Esper, la sfida che gli Usa hanno di fronte oggi è chiara: i rivali più vicini, in particolare Cina e Russia, stanno rapidamente modernizzando le loro forze armate nel tentativo di spostare gli equilibri di potere a loro favore, come d’altra parte è ovvio considerando che la storia è anche un permanente conflitto per il conseguimento e il mantenimento del primato.
Secondo Esper il Partito Comunista Cinese in particolare intenderebbe completare la modernizzazione delle sue Forze Armate entro il 2035 e schierare un esercito di livello mondiale entro il 2049. In questa data Pechino, almeno stando alle previsioni sia del Dod che della Rand Corporation, vorrebbe raggiungere la parità con la Marina degli Stati Uniti, se non superarne le capacità in alcune determinate aree.
Ad esempio la RPC sta investendo in missili a lungo raggio e sottomarini senza pilota e autonomi. Inoltre il PCC cerca il controllo sui corsi d’acqua critici, come il Mar Cinese Meridionale, per esercitare il potere di veto sulle decisioni economiche e di sicurezza delle nazioni più piccole, minando fondamentalmente la loro sovranità secondo la valutazione di Esper.
Altrettanto preoccupanti sono le attività destabilizzanti dell’Esercito popolare di liberazione. Questa postura offensiva potrebbe risultare pericolosa per l’egemonia americana solo se il Partito Comunista Cinese raggiungesse i suoi obiettivi di modernizzazione dichiarati e costruisse un esercito in grado di attuare pienamente i suoi piani. Al contrario se Battle Force 2045 sarà realizzato, ciò consentirà agli USA di prevalere in tutti gli scenari sia nella eventualità di un eventuale conflitto che in funzione di deterrenza.
Fino a qui le riflessioni di natura strategica. Se un progetto di tale natura dovesse realizzarsi, progetto voluto fortemente dalle principali industrie militari americane e dai lobbisti che queste hanno all’interno sia del Congresso che del Dipartimento della Difesa, ciò consentirebbe alle industrie militari un’enorme opportunità di incrementare i propri profitti e di esportare i propri prodotti. È significativo che Esper affermi -con la consueta schiettezza che è assolutamente necessario accelerare il processo di approvazione delle vendite militari all’estero per evitare di cedere il mercato a russi e cinesi. È proprio a questo che servono gli alleati (si legga Nato): a comprare i prodotti americani. Infatti Esper afferma che uno dei vantaggi che gli americani hanno è quello di avere alleati e partner con interessi condivisi e obiettivi condivisi. E, aggiungiamo noi, l’altro vantaggio è quello di avere infrastrutture militari in tutto il globo costruite a partire dagli anni Cinquanta, strutture che hanno permesso agli Stati Uniti di avere un controllo capillare a livello militare.
I viaggi fatti recentemente da Esper in Nord Africa, in Kuwait e in Qatar hanno avuto come finalità quella di vendere armi. In breve la strategia perseguita da Esper non è nient’altro che la riedizione di quella che fu perseguita dagli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, quando vennero installati a partire dal 1979 sia i missili Pershing II che i GLCM Tomahawk in funzione anti russa.