Etiopia. Inaugurata la GERD, la diga che ridisegna la geopolitica del Nilo

di Giuseppe Gagliano –

Con l’inaugurazione ufficiale della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), l’Etiopia entra in una nuova fase della sua storia. Non si tratta soltanto di un’opera ingegneristica imponente, ma di un atto politico e strategico che ridefinisce i rapporti di forza nell’Africa nord-orientale e lungo il bacino del Nilo.
Costata 5 miliardi di dollari, con una capacità di generare oltre 5.000 MW, la GERD è il più grande progetto infrastrutturale mai realizzato dall’Etiopia. Con il 45% della popolazione ancora privo di accesso all’elettricità, la diga rappresenta una svolta per l’industrializzazione e per la riduzione della povertà energetica. L’elettricità prodotta potrà essere esportata ai Paesi vicini, generando valuta pregiata e rafforzando l’integrazione regionale. Addis Abeba punta a trasformarsi in un hub energetico dell’Africa orientale, favorendo l’adozione di veicoli elettrici e l’attrazione di investimenti industriali.
Se per l’Etiopia la diga è simbolo di sviluppo e unità nazionale, per l’Egitto è una questione di sopravvivenza. Il Cairo dipende per il 97% dal Nilo per la propria acqua dolce. Ogni riduzione significativa del flusso potrebbe mettere a rischio l’agricoltura, la sicurezza alimentare e la stabilità sociale di un Paese già attraversato da tensioni economiche. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha definito la GERD una minaccia esistenziale e ha più volte ribadito che l’Egitto userà “tutti i mezzi previsti dal diritto internazionale” per difendere i propri diritti idrici.
La diga ha inasprito le rivalità nella regione. Il Cairo ha rafforzato i rapporti con Eritrea, Somalia e Sudan, creando una sorta di cordone politico intorno all’Etiopia. Ma Addis Abeba, forte del sostegno popolare e del potenziale economico del progetto, non ha ceduto. I negoziati mediati da USA, Russia, Unione Africana ed Emirati Arabi Uniti sono falliti, alimentando il rischio che la disputa sfoci in una crisi prolungata.
La GERD è anche una scommessa politica interna. In un Paese segnato da conflitti etnici e guerre civili, la diga è diventata un simbolo di orgoglio nazionale e di unità. Il governo di Abiy Ahmed usa il progetto come strumento per rafforzare il consenso e legittimare il proprio potere, incanalando il malcontento verso un nemico esterno. Questo meccanismo potrebbe funzionare nel breve termine, ma rischia di radicalizzare lo scontro con i vicini.
Un attacco militare alla diga da parte dell’Egitto è considerato improbabile, ma non impossibile. Le forze armate egiziane hanno capacità per un raid aereo mirato, ma un’azione simile sarebbe rischiosa e destabilizzante per tutta la regione. Più probabile è un’escalation di guerra ibrida: cyberattacchi, sabotaggi e pressioni diplomatiche. L’Egitto potrebbe inoltre sfruttare le tensioni etniche interne all’Etiopia per indebolire la coesione del Paese.
La GERD è il simbolo di un’Africa che vuole emanciparsi dalla dipendenza esterna e definire autonomamente il proprio sviluppo. Ma mette anche in luce la fragilità del diritto internazionale in materia di acque transfrontaliere: i trattati coloniali invocati dall’Egitto sono sempre meno accettati dalle potenze emergenti. Se non si troverà un compromesso, il rischio è che il Nilo diventi il teatro di una nuova “guerra dell’acqua”, con ripercussioni su tutto il Corno d’Africa e sul Mediterraneo orientale.