Filippine. Il ritorno dell’era Duterte scuote lo Stato

di Giuseppe Gagliano –

La sparatoria avvenuta al Senato delle Filippine segna un nuovo livello della crisi politica che attraversa Manila e riporta al centro il peso ancora irrisolto della stagione di Rodrigo Duterte. L’episodio non viene letto soltanto come un fatto di sicurezza, ma come il sintomo di uno scontro interno tra istituzioni, apparati e dinastie politiche che si contendono il futuro del Paese.
Al centro della vicenda c’è Ronald “Bato” dela Rosa, ex capo della polizia ed ex uomo chiave della guerra antidroga di Duterte, oggi accusato dalla Corte penale internazionale di crimini contro l’umanità. Dela Rosa respinge le accuse e sostiene che soltanto i tribunali filippini possano giudicarlo, mentre l’Aia rivendica la propria competenza sui crimini commessi prima del ritiro delle Filippine dallo Statuto di Roma nel 2018.
La questione è diventata rapidamente uno scontro politico nazionale. La repressione antidroga lanciata da Duterte tra il 2016 e il 2022 provocò migliaia di morti, soprattutto nei quartieri poveri urbani. Secondo la polizia le vittime furono uccise durante operazioni legittime, mentre organizzazioni per i diritti umani parlano di una vasta campagna di esecuzioni extragiudiziali.
Il presidente Ferdinand Marcos Jr. cerca ora di evitare che il caso si trasformi in una crisi istituzionale aperta. L’arrivo di uomini armati al Senato, la presenza dei marines e le tensioni tra apparati di sicurezza mostrano però un sistema politico attraversato da profonde divisioni interne. Manila teme che il confronto giudiziario possa trasformarsi in una mobilitazione del fronte fedele a Duterte contro il governo.
La crisi coinvolge anche la vicepresidente Sara Duterte, figlia dell’ex presidente, sottoposta a procedura di impeachment con accuse di uso improprio di fondi pubblici e arricchimento illecito. Lo scontro segna la rottura definitiva dell’alleanza tra Marcos e la famiglia Duterte che aveva garantito la vittoria elettorale negli anni scorsi. Con le presidenziali del 2028 già sullo sfondo, il conflitto si sta trasformando in una guerra anticipata per la successione politica del Paese.
La tensione interna assume anche un valore strategico internazionale. Le Filippine rappresentano uno snodo fondamentale nel confronto tra Stati Uniti e Cina nel Mar Cinese Meridionale e restano uno dei principali alleati di Washington nell’area indo-pacifica. Un indebolimento del governo potrebbe complicare la cooperazione militare con gli Stati Uniti e ridurre la capacità di Manila di gestire le crescenti tensioni con Pechino.
Anche il piano economico rischia di subire conseguenze. Le Filippine puntano ad attirare investimenti stranieri e rafforzare il proprio ruolo nelle catene produttive asiatiche, ma l’immagine di un Paese segnato da scontri istituzionali e instabilità politica rischia di allontanare capitali e ridurre la fiducia internazionale.
Il caso dela Rosa, il procedimento contro Sara Duterte e la militarizzazione del Senato fanno ormai parte della stessa battaglia politica: decidere se l’era Duterte sia davvero finita oppure se possa tornare al centro del potere filippino. La sparatoria avvenuta nel cuore delle istituzioni mostra che il passato continua ancora a pesare sul presente delle Filippine.