di Giuseppe Gagliano –
La situazione nel Mar Cinese Meridionale è tornata a infiammarsi dopo che un elicottero della marina cinese ha effettuato manovre definite “pericolose” nei confronti di un aereo governativo filippino in missione di pattugliamento nei pressi dello Scarborough Shoal. L’incidente ha scatenato una reazione immediata da parte di Manila e degli Stati Uniti, che hanno condannato l’operato cinese, denunciando il rischio per la sicurezza della regione.
L’ambasciatrice statunitense nelle Filippine, MaryKay Carlson, ha pubblicato un messaggio sulla piattaforma X esortando la Cina a “rispettare il diritto internazionale e ad astenersi da azioni coercitive”. Il governo filippino ha espresso profonda preoccupazione per l’episodio, definendo le manovre della marina cinese “non professionali e sconsiderate” e annunciando l’intenzione di presentare una protesta diplomatica ufficiale.
Secondo la Guardia costiera filippina, l’elicottero cinese avrebbe deliberatamente eseguito manovre di disturbo, avvicinandosi a distanza critica dall’aereo governativo, mettendo a rischio l’incolumità dell’equipaggio. Pechino dal canto suo ha respinto ogni accusa, sostenendo che il velivolo di Manila avrebbe “violato lo spazio aereo cinese” e accusando il governo filippino di diffondere “narrazioni fuorvianti”.
Le dispute marittime nel Mar Cinese Meridionale sono state uno dei temi centrali alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, dove l’ex viceministro degli Esteri cinese, Fu Ying, ha ribadito che la Cina considera la propria sovranità sulle aree contese una “linea rossa invalicabile”.
Fu ha attaccato direttamente la presenza filippina su Second Thomas Shoal e Sabina Shoal, aree che rientrano nella zona economica esclusiva delle Filippine ma che Pechino considera parte del proprio territorio. L’ex diplomatico ha poi citato il caso della nave arenata deliberatamente da Manila su Second Thomas Shoal nel 1999 per trasformarla in un avamposto militare, denunciando una strategia simile anche per Scarborough Shoal.
Il ministro degli Esteri filippino, Enrique Manalo, ha difeso le azioni del proprio governo, sostenendo che le Filippine operano nel pieno rispetto del diritto internazionale. Ha inoltre sottolineato che i territori contesi si trovano a grande distanza dalle coste cinesi e che la comunità internazionale appoggia la posizione di Manila.
“Non ho sentito alcun Paese contestare le nostre azioni, tranne uno”, ha dichiarato Manalo, riferendosi alla Cina.
Alla Conferenza di Monaco il G7 e l’Unione Europea hanno espresso il loro sostegno a un’area indo-pacifica “libera e sicura”, condannando la militarizzazione cinese nel Mar Cinese Meridionale. Il Segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha incontrato il ministro degli Esteri filippino per riaffermare l’alleanza tra Washington e Manila e discutere un rafforzamento della cooperazione militare.
Pechino accusa gli Stati Uniti di essere il vero motore delle rivendicazioni filippine e degli altri Paesi coinvolti nelle dispute territoriali. L’ex viceministro Fu Ying ha espresso preoccupazione per il crescente coinvolgimento statunitense, avvertendo che qualsiasi tentativo di creare un fronte anti-cinese nella regione avrà conseguenze strategiche.
Nel frattempo, la situazione nel Mar Cinese Meridionale resta tesa, con il rischio concreto di nuovi incidenti e scontri diplomatici nei mesi a venire.












