Francia. Governo Lecornu: slitta la riforma delle pensioni

di Enrico Oliari

A spuntarla in Francia sono stati, almeno per il momento, i socialisti, che hanno ottenuto lo slittamento della riforma delle pensioni. Una scelta annunciata dal primo ministro Sébastien Lecornu, che due giorni fa ha varato il suo secondo governo all’insegna dell’equilibrismo puro accontentando un po’ tutti: dei 34 ministri 12 sono di Renaissance, cioè del partito di Emmanuel Macron, 14 sono indipendenti, 4 del Movimento Democratico, 3 di Horizons, 1 dell’Unione dei Democratici e degli Indipendenti.
La sospensione della riforma delle pensioni era una condicio sine qua non per avere il supporto di socialisti e parti sociali, per cui, come Lecornu ha spiegato nel suo discorso di oggi all’Assemblea Nazionale, “non ci sarà nessun aumento dell’età pensionabile da ora fino al gennaio 2028”. Ha anche aggiunto che il tema sarà dibattito della campagna elettorale per le presidenziali del 2027, pur sottolineando che “non sarò il primo ministro del dissesto economico”.
Jean-Noel Barrot è stato riconfermato agli Esteri, mentre il prefetto di Polizia di Parigi, Laurent Nunez, è stato nominato al ministero dell’Interno.
All’Economia è andato Roland Lescure, alla Difesa Catherine Vautrin (era ministro del Lavoro), mentre al Lavoro è stato nominato Jean-Pierre Farandu (presidente e direttore della Sncf).
Sei gollisti di Les Républicains, cioè Annie Genevard (Agricoltura), Rachida Dati (Cultura), Vincent Jeanbrun (Edilizia abitativa), Philippe Tabarot (Trasporti), Sébastien Martin (Industria) e Nicolas Forissier (Francofonia), sono stati espulsi dal partito per aver accettato la carica di ministro, in contrapposizione alle direttive dei vertici.
Contro il nuovo governo e l’equilibrismo di Lecornu si è scagliata Marine Le Pen, la quale continua a chiedere lo scioglimento dell’Assemblea nazionale e nuove elezioni.