Francia. Sommergibili australiani: richiamati gli ambasciatori a Washington e Canberra

di Giuseppe Gagliano

Nonostante le rassicuranti parole pronunciate dal presidente Usa Joe Biden, la Francia ha compiuto una scelta netta e inequivocabile: ha richiamato i propri ambasciatori negli Stati Uniti e in Australia ufficialmente per protestare contro il recente accordo siglato tra Australia, Stati Uniti e Inghilterra nel contesto dell’Indo-Pacifico finalizzato a contenere la proiezione di potenza cinese. Sotto il profilo degli interessi nazionali francesi la dichiarazione del ministro degli Esteri sulla gravità eccezionale di questo accordo, che ha ignorato la Francia annullando un accordo per la consegna di 12 sommergibili convenzionali al costo di 66 miliardi di dollari, sono pienamente giustificabili.
Le rassicuranti affermazioni fatte oggi dall’Australia di “comprensione per la delusione francese” non sono servite a placare le ire dei Quai d’Orsay, tant’è che da Canberra è stato fatto sapere che è stato deciso di non dare seguito al contratto con Naval Group dietro indicazione dei capi militari, che hanno considerato i sottomarini a propulsione nucleare una deterrenza più efficace rispetto ai sottomarini tradizionali.
Due considerazioni sono necessarie a questo punto: da un lato questo accordo ha esplicitamente ridimensionato e collocato a latere le scelte politiche fatte dalla Francia nel contesto dell’Indo-Pacifico, e dall’altro lato l’accordo siglato tra Australia, Stati Uniti e Inghilterra dimostra ancora una volta non tanto la marginalità dell’Unione Europea quanto la sua irrilevanza nello scacchiere internazionale.