di Giuseppe Gagliano –
Il Gabon si prepara a un appuntamento cruciale per il suo futuro politico. Il processo elettorale per le elezioni locali e legislative, fissate al 27 settembre, è ufficialmente avviato. I membri della Commissione elettorale nazionale hanno giurato davanti alla Corte costituzionale, e la revisione delle liste elettorali, iniziata il 14 luglio, continuerà fino al 12 agosto per aggiornare registri e garantire la partecipazione di nuovi elettori.
Due anni dopo il colpo di Stato che lo ha portato al potere, il presidente Brice Oligui Nguema ha lanciato l’Unione Democratica dei Costruttori (UDB), un partito politico che sembra destinato a consolidare la sua posizione come leader di lungo termine. Se inizialmente Oligui si era presentato come riformatore e garante di un governo di transizione, la creazione dell’UDB tradisce un progetto di durata ben maggiore, trasformando la figura del leader militare in quella di un politico radicato. L’ottenimento del 95% dei voti alle presidenziali di aprile ha già acceso i riflettori sul carattere competitivo del sistema elettorale gabonese e sulla reale apertura democratica del Paese.
Dal punto di vista strategico-militare, il Gabon rappresenta un elemento chiave per la sicurezza del Golfo di Guinea. La sua posizione geografica e la stabilità apparente lo rendono un hub per le operazioni di sorveglianza regionale e contrasto alla pirateria. Tuttavia, la fragilità istituzionale, eredità del colpo di Stato e di decenni di gestione autoritaria, può trasformarsi in un punto debole sfruttabile da attori esterni o gruppi ribelli interni. Le forze armate gabonesi, pur fedeli a Nguema, sono impegnate a bilanciare il mantenimento dell’ordine interno con la protezione di infrastrutture strategiche come porti e impianti petroliferi.
La traiettoria del Gabon è osservata con attenzione da Parigi, storica potenza di riferimento, ma anche da Pechino, che ha moltiplicato gli investimenti in infrastrutture e risorse naturali. La Francia mantiene basi militari e una rete d’influenza, ma l’avanzata cinese potrebbe ridefinire gli equilibri regionali, soprattutto se Oligui sceglierà di diversificare le alleanze per emanciparsi dal tradizionale legame con l’ex potenza coloniale. Anche gli Stati Uniti e la Russia guardano al Gabon come possibile punto d’appoggio nella competizione per l’Africa centrale.
Il Gabon resta un attore importante nel mercato petrolifero africano, ma la dipendenza dall’oro nero espone il Paese alla volatilità dei prezzi globali e alle pressioni delle potenze impegnate nella transizione energetica. Le elezioni locali e legislative diventeranno quindi anche un test per la capacità del governo di avviare una diversificazione economica, sfruttando le risorse minerarie, forestali e la potenziale crescita del settore turistico. La stabilità politica sarà determinante per attirare investimenti esteri e per evitare che il Gabon cada nella spirale di instabilità che ha travolto altri Paesi della regione.
Le elezioni del 27 settembre non rappresentano soltanto un passaggio tecnico verso la Quinta Repubblica, ma un momento di verità per la tenuta del sistema gabonese. Se il governo riuscirà a garantire consultazioni credibili e pacifiche, Oligui potrà rafforzare la sua legittimità interna ed esterna. In caso contrario, il Paese rischia di diventare l’ennesimo teatro di scontri in una regione già segnata da conflitti e interferenze straniere.












