Gaza. Amnesty International accusa Hamas di crimini contro l’umanità

Il gruppo terrorista, Congelamento delle armi in cambio di lunga tregua’.

di Mariarita Cupersito –

L’associazione Amnesty International ha accusato per la prima volta Hamas e gli altri gruppi armati palestinesi di crimini contro l’umanità a far data dal il 7 ottobre 2023. Il report di 173 pagine dal titolo “Prendere di mira i civili: omicidi, prese di ostaggi e altre violazioni da parte di gruppi armati palestinesi in Israele e Gaza”, stilato dalla ONG, riporta che i gruppi armati palestinesi hanno commesso “violazioni della legge umanitaria internazionale, crimini di guerra e crimini contro l’umanità durante i loro attacchi nel sud di Israele che hanno avuto inizio il 7 ottobre 2023”. L’associazione, nell’evidenziare che Hamas “ha continuato a commettere violazioni e crimini di diritto internazionale trattenendo e maltrattando gli ostaggi e trattenendo i corpi sequestrati”, chiede la restituzione della salma dell’ultimo ostaggio, il sergente maggiore Ran Gvili.
In passato, Amnesty International aveva già accusato Hamas di aver commesso crimini di guerra in occasione del massacro del 7 ottobre, ma non aveva ancora qualificato gli stessi come crimini contro l’umanità.
Il rapporto ritiene responsabile del massacro in primo luogo l’ala militare di Hamas, le Brigate Izzadin al-Qassam, indicate come “i principali responsabili”; segnala poi come responsabili in misura minore altri gruppi terroristici di Gaza, tra cui la Jihad islamica palestinese, le Brigate dei martiri di al-Aqsa e altri civili palestinesi, probabilmente non affiliati, che hanno partecipato al massacro.
Il gruppo terrorista ha intanto acconsentito a una forza internazionale di pace dispiegata nella Striscia di Gaza. Khaled Meshaal, leader di Hamas, ha dichiarato nel corso di un’intervista ad Al Jazeera che non ci sono obiezioni alla presenza di una forza internazionale di stabilizzazione analogo a Unifil in Libano. Tale forza “separerebbe Gaza dall’occupazione israeliana”, ha osservato Meshaal, e sarebbe garantita dai mediatori (Qatar, Egitto e Turchia) nonché da otto paesi arabi e islamici, affinché “nessuna escalation militare contro Israele provenga dall’interno della Striscia”.
Il gruppo terrorista ha anche ipotizzato il “congelamento” delle armi per ottenere una tregua a lungo termine. Meshaal ha dichiarato durante l’intervista di respingere il “disarmo totale”, ritenuto “inaccettabile”, pur confermando la disponibilità del movimento “all’idea di congelare o immagazzinare” le proprie armi al fine di “garantire che non ci sarà alcuna escalation militare da Gaza con l’occupazione”.