Gaza. Conferenza a Bogotà. La Colombia annulla la partnership con la Nato

di Giuseppe Gagliano

30 paesi si sono riuniti in questi giorni a Bogotà nel formato “Gruppo dell’Aja”, finalizzato al rispetto delle sentenze della Corte internazionale di Giustizia (Onu). Oggetto delle discussioni è stato in particolare quello dell’occupazione israeliana della Palestina e lo sterminio in corso a Gaza, laddove quanto stabilito dalla Corte internazionale di Giustizia non trova concretezza, a cominciare dall’obbligo per tutti i paesi di non fornire alcun genere di supporto militare a Israele. Un divieto che pochi paesi occidentali stanno osservando, mentre altri, come l’Irlanda, stanno lavorando a una legislazione che vieti l’importazione di prodotti provenienti dalle colonie israeliane nei Territori occupati.
Quello che in Germania, ma non solo, viene contrabbandato con il “diritto di Israele alla sicurezza” si traduce nei fatti in occupazione della terra di altri e nella mattanza in corso a Gaza, che vede la morte di 60mila civili di cui un terzo bambini. Tuttavia il gesto più significativo è arrivato dal presidente colombiano Gustavo Petro, il quale ha annunciato lo stop della cooperazione con la Nato. La Colombia cessa quindi di essere l’unico partner della Nato nell’America Latina (lo era dal 2018), e Petro ha affermato che “Dalla Nato dobbiamo uscire, non c’è altra strada: la relazione con l’Europa non può essere con governi che tradiscono il loro popolo per aiutare a sganciare bombe sui bambini”.
La relatrice speciale Onu per i Territori occupati, Francesca Albanese, è stata sanzionata dagli Usa per aver agito “in modo vergognoso” promuovendo presso la Corte penale internazionale la messa sotto accusa di Benjamin Netanyahu: Albanese ha definito la conferenza di Bogotà “lo sviluppo politico più significativo degli ultimi 20 mesi”.