
di Enrico Oliari –
Con la scusa di liberare gli ostaggi, alla quale ormai non crede più nessuno, l’esercito israeliano ha dato il via all’offensiva via terra verso Gaza Città, mentre gli F-16 continuano a bombardare quel po’ che è restato in piedi delle abitazioni. Dopo 64mila morti continua la mattanza dei palestinesi di Gaza, e il ministro Israel Katz si è detto certo che “se cadrà Gaza, cadrà anche Hamas”, e “tanto più continuerà l’offensiva, tanto più sarà sconfitto”.
Nel sud il traffico dei palestinesi in fuga, circa 650mila, è paralizzato, anche perché è impossibile per i 2 milioni e 200mila di gazawi uscire dalla Striscia, che è grande solo 365 kmq cioè 20 in meno del comune di Arezzo, per cui i carri armati che avanzano rischiano di perpetrare la grave strage di civili, di cui un terzo bambini. Nella notte le Idf hanno fatto penetrare nella città veicoli blindati telecomandati carichi di esplosivo, nella fattispecie M113 dismessi, al fine di distruggere ostacoli e preparare l’avanzata dei carri armati.
Già oggi, riporta al-Jazeera rifacendosi a fonti del ministero della Sanità di Gaza, il bilancio degli attacchi israeliani è di 62 morti, di cui 52 a Gaza City.
L’Autorità nazionale palestinese ha dichiarato che “L’invasione di Gaza City espone centinaia di migliaia di civili palestinesi al rischio di morte e sfollamento”, ed è “un tentativo di trasformare Gaza City in una fossa comune e in una terra inabitabile”.
Per la Commissione Onu sui Territori palestinesi “a Gaza è in corso un genocidio”, una conclusione, per quanto Benjamin Netanyahu farà come di consueto orecchie da mercante, utile nel quadro delle accuse che verranno mosse dalla Corte penale internazionale (Cpi) o della Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite.
Timidissime le prese di posizione dei leader occidentali, tra cui il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, il quale si è limitato a commentare di non pensare che “l’attacco a Gaza sia il bene di Israele”. “Non penso – ha continuato – che la lotta ad Hamas, che è sacrosanta, debba essere fatta in questo modo, non penso che si possa pensare di deportare il popolo palestinese, non è una cosa che mette in sicurezza Israele, ma neanche nessun altro Paese del Medioriente. Io penso che vada trovata una possibilità di convivenza tra palestinesi e Israele e che questo sia possibile se in qualche modo si estirpano i proxi dell’Iran e delle organizzazioni terroristiche come Hamas. Il modo che ha scelto Netanyahu, non Israele, sono due cose diverse per me, secondo me non è il metodo giusto”.
Anche dalla Commissione europea non si è andati oltre l’insufficiente stracciarsi le vesti: “L’intervento militare porterà a più distruzione, più morti e più sfollamenti”: “è giunto il momento di interrompere il ciclo di violenza, di distruzione e di sofferenza e questo deve finire ora”.
Eppure è lapalissiano e persino dichiarato che lo scopo del governo Netanyahu è quello di buttare fuori tutti i palestinesi e fare un unico Stato ebraico “dal fiume al mare”, tanto che la Knesset ha votato nelle scorse settimane l’annessione della Cisgiordania; anche lì, dove non governa Hamas, Israele si sta espandendo manu militari, in barba al diritto internazionale e alle risoluzioni Onu. Lo stesso premier Benjamin Netanyahu è stato chiaro nell’affermare “il diritto” per Israele di impadronirsi, cioè di rubare la terra di chi abita lì da sempre, e lui stesso si è sempre opposto alla soluzione, tanto cara anche al governo Meloni di cui Crosetto fa parte, dei “Due popoli, due Stati”. Visto da questa prospettiva Hamas e gli ostaggi sono solo il casus belli per il più grande furto della Storia, tollerato nel quadro di doppiopesismo conclamato: Netanyahu non è Putin.











