
di C. Alessandro Mauceri –
Pare che la situazione a Gaza stia assumendo contorni strani. Da un lato le autorità internazionali, prima fra tutte la Corte Internazionale di Giustizia – ICJ, non sono ancora riuscite ad ottenere nulla di concreto. Anche il mandato di arresto internazionale emesso nei confronti del premier israeliano è stato più volte disatteso. Dall’altro anche personalità israeliane cominciano ad ammettere che quanto sta avvenendo a Gaza non può non essere chiamato genocidio. Tra loro lo scrittore israeliano David Grossman: “lo Stato ebraico sta commettendo un genocidio contro gli abitanti della Striscia di Gaza”. Parole pesanti dato che a pronunciarle non è stato un attivista di opposizione, ma un intellettuale che per decenni ha sempre evitato l’uso di termini come “genocidio”. Ora anche Grossman ha dovuto ammettere che le continue stragi di persone innocenti dimostrano l’intento sistematico e programmato giuridicamente alla base della definizione di questo tipo di crimine secondo la Convenzione delle Nazioni Unite del 1948.
Nonostante le promesse e le belle parole del tycoon della Casa Bianca, la gravità della situazione a Gaza peggiora di giorno in giorno. Non è più possibile continuare a giustificare come si ostinano a fare alcuni politici italiani quanto avviene in Palestina. Alcuni leader europei hanno annunciato di voler riconoscere la Palestina come Stato sovrano (ma non prima di settembre, durante i lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite).
Un tentativo estremo, ma probabilmente inutile di fermare la strage di innocenti che va avanti nella Striscia di Gaza.
In molti paesi occidentali c’è chi finge che quanto sta avvenendo a Gaza sia ancora un tentativo di liberare alcuni ostaggi tra quelli rapiti dai terroristi il 7 ottobre del 2023. Evento pieno di mistero: recentemente alcuni militari israeliani hanno ammesso che, proprio quel giorno, era stato loro ordinato di ridurre i controlli in quella zona…. La realtà è la volontà di annettere i territori della Striscia di Gaza. Una volontà più volte espressa chiaramente dalle autorità israeliane (anche prima del 7 ottobre 2023). L’ultima nei giorni scorsi, in occasione della conferenza “La riviera di Gaza: dalla visione alla realtà”, per il ventennale del ritiro israeliano dall’enclave palestinese nel 2005. Durante l’evento il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha affermato che Israele “occuperà Gaza e la renderà una parte inseparabile di Israele”. E che anche il governo USA avrebbe già dato il via libera per farlo. A confermare che non si tratta di chiacchiere, durante la conferenza è stato presentato un piano dettagliato: “Siamo qui per presentare una visione chiara di come Gaza diventerà un luogo fiorente”, ha affermato Lital Slonim, membro di Nachala, uno dei movimenti di coloni più noti in Israele.
Tutto questo incuranti del fatto che, all’inizio del 2025, la Corte Internazionale di Giustizia ha ribadito per l’ennesima volta che l’occupazione israeliana dei territori palestinesi, iniziata nel 1967, è illegale e deve cessare.
Incuranti del fatto che nella Striscia di Gaza, da più di due anni, è in atto una strage di innocenti. Dal 7 ottobre 2023, sono oltre 18mila i bambini uccisi! Appena tornato dalla sua missione in Israele, Gaza e Cisgiordania, Ted Chaiban, vicedirettore generale dell’UNICEF, ha dichiarato che “I segni della profonda sofferenza e della fame erano visibili sui volti delle famiglie e dei bambini che hanno perso i loro cari, sono affamati, spaventati e traumatizzati”. I numeri riferiti da UNICEF sono sconvolgenti. A causa della carenza di aiuti umanitari (una delle tante violazioni degli accordi di diritto umanitario internazionale da parte di Israele) “Gaza rischia seriamente la carestia”. Oltre 320mila bambini sono a rischio di malnutrizione grave.
Numeri. Ma non bisogna dimenticare che dietro a questi numeri ci sono persone. Anzi bambini. I dati diffusi da alcuni media non bastano a spiegare cosa sta avvenendo in questa striscia di terra per mano di Israele. Per farlo, nei giorni scorsi, un giornale statunitense (!), il Washington Post, ha pubblicato un lunghissimo elenco in cui riporta, uno per uno, i nomi di questi bambini. Un elenco lunghissimo, pagine e pagine scritte in caratteri piccolissimi per contenere il maggior numero di nomi. Ma, come ha spiegato la corrispondente Louisa Loveluck sul suo account X, lontano dall’essere esaustivo. Il quotidiano statunitense è riuscito a comprimere appena il 18% della lista completa delle morti accertate. L’elenco completo è interminabile. E straziante. Bambini uccisi da Israele nella più totale indifferenza di chi, ancora oggi, cerca di giustificare questa strage di innocenti dicendo che “non si può parlare di genocidio” o che non è ancora il momento di riconoscere lo Stato di Palestina (come hanno fatto nei giorni scorsi alcuni parlamentari italiani). Sembra quasi che a dire la verità sia rimasta solo la Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese: solo lei ha più volte gridato che non è possibile legare che si tratta di genocidio. Che fine ha fatto Guterres? Da mesi la sua voce non si sente più (non su questo argomento e non con i toni che meriterebbe).
Una situazione strana. Anche i governi che dicono di volere la “pace”, di sperare che Israele la smetta di fare strage di innocenti, poi fanno finta di niente e, in un silenzio macchiato del sangue di questi bambini, rinnovano accordi commerciali miliardari (che prevedono la collaborazione nel settore “strategico”) con i responsabili di quello che per loro non dovrebbe essere definito genocidio.
Forse se, in questa come in tutte le altre guerre in atto nel mondo, si smettesse di parlare di numeri e si dicessero i nomi delle persone innocenti che hanno perso la vita per gli interessi di pochi, forse la situazione sarebbe diversa.











