di C. Alessandro Mauceri –
Il presidente degli USA Trump sembra non avere più limiti. È tornato a lanciare minacce pesanti contro chiunque non faccia o dica quello che vuole lui. Dopo averlo lodato e apprezzato, il tycoon della Casa Bianca si è detto “molto arrabbiato” del comportamento di Vladimir Putin e ha dichiarato di essere pronto ad aumentare i dazi sul petrolio russo. Ancora più dure le parole rivolte all’Iran che sono arrivate fino a minacce di bombardare e colpire con tariffe secondarie. Lo stesso per la Groenlandia: Trump la vuole ad ogni costo. Anche sulla politica interna il presidente appena eletto degli USA sembra non avere limiti: ha dichiarato di voler correre per un terzo mandato. Peccato che sia vietato dalla Costituzione degli Stati Uniti d’America. Ma questo Trump forse non lo sa. O non gli importa.
L’unico di cui il tycoon non ha parlato è il premier israeliano. Del resto non c’è da sorprendersi: anche molti media europei sembrano aver deciso di non parlare più della strage di civili nella Striscia di Gaza, oltre 50mila morti di cui un terzo bambini. Eppure ci sarebbe molto da dire. Ogni giorno che passa vengono a galla nuovi orrori. La scorsa settimana a Rafah, nel sud di Gaza, sono stati ritrovati i cadaveri di 15 tra medici e personale paramedico che sarebbero stati uccisi dall’esercito israeliano IDF. A dare la notizia fonti delle Nazioni Unite che hanno accusato l’IDF di aver sepolto i cadaveri in una “fossa comune”. Dal canto suo l’IDF ha riconosciuto di aver sparato su ambulanze e autopompe, considerandoli “veicoli sospetti”. I filmati diffusi dall’ONU (ovviamente i media americani e europei si sono guardati bene dal mostrarli) mostrano i lavoratori della PRCS e della Protezione Civile gestita da Hamas, che indossano maschere e giubbotti arancioni, mentre scavano tra cumuli di terra. A un certo punto, da quella che appare come una fossa comune vengono tirati fuori alcuni corpi con indosso giubbotti della Protezione Civile. Sul posto anche le ambulanze e un veicolo delle Nazioni Unite, tutti pesantemente danneggiati e sepolti nella polvere. “I loro corpi sono stati raccolti e sepolti in questa fossa comune”, ha dichiarato dice Jonathan Whittall, dell’ufficio umanitario delle Nazioni Unite OCHA. “Li stiamo tirando fuori con le loro uniformi, con i guanti. Erano qui per salvare vite umane”. Interrogata, l’IDF ha fornito giustificazioni piuttosto blande: “Domenica scorsa, sono stati identificati diversi veicoli non coordinati che avanzavano in modo sospetto verso le truppe dell’IDF senza fari o segnali di emergenza. Le truppe dell’IDF hanno poi aperto il fuoco contro i veicoli sospetti”. Della notizia ha parlato anche un giornale israeliano. Secondo le statistiche dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), almeno 1.060 operatori sanitari sono stati uccisi a Gaza dall’ottobre 2023.
Questa non è la sola notizia di cui Trump non ha parlato. Una fonte anonima ha ripreso la notizia uscita lo scorso anno su un altro quotidiano israeliano secondo la quale quasi tutte le squadre dell’esercito israeliano attive userebbero i palestinesi come scudo umano. Li chiamano shawish, parola araba traducibile con “sergente”: vengono usati come avamposti per entrare nelle abitazioni o in luoghi sospetti per “sgomberarli” prima delle forze israeliane. Secondo fonti non confermate, ci sarebbero quattro “shawish” in una compagnia, dodici in un battaglione e almeno 36 in una brigata. “Gestiamo un sotto-esercito di schiavi”, ha dichiarato un ufficiale israeliano che ha preferito rimanere anonimo. Secondo il giornale israeliano la giustificazione sarebbe che “Le nostre vite sono più importanti delle loro vite”. Ancora una volta blanda la giustificazione dell’IDF che ha affermato che questa pratica è vietata. Come del resto molte altre. Non ultima l’invasione e il genocidio.
Eppure è proprio di questo che sembrerebbe parlare, tra le righe, l’ultima proposta di “tregua” presentata dal premier israeliano. Mentre i bombardamenti continuavano ad uccidere migliaia di persone nella Striscia di Gaza, Netanyahu ha spiegato quali sarebbero le condizioni israeliane per un cessate-il-fuoco. Lo ha fatto il 30 marzo scorso in occasione della riunione dell’esecutivo israeliano. PM Netanyahu’s Remarks at the Start of the Government Meeting Prime Minister’s Office Come riportato sul sito ufficiale, il premier israeliano ha detto che il suo governo è “disposto a discutere la fase finale”. A patto che questa comprenda alcuni punti fondamentali. Uno di questi è che “Hamas deporrà le armi e ai suoi leader sarà permesso di andarsene”. Un’altra che “ci occuperemo della sicurezza generale nella Striscia di Gaza e consentiremo la realizzazione del piano Trump per la migrazione volontaria. Questo è il piano. Non lo nascondiamo e siamo pronti a discuterne in qualsiasi momento”. In pratica, la proposta del governo israeliano consisterebbe nel cacciare un popolo dalla propria terra e appropriarsene per sfruttarne le risorse (non quelle turistiche ma quelle minerarie e strategiche).
Una scelta che non tiene conto di buona parte degli accordi di diritto internazionale umanitario firmati da Israele, dagli USA e da tutti i paesi europei dal Secondo dopoguerra in poi. Che non tiene conto dei diritti umani di milioni di persone. Ma soprattutto che non prevede nessun negoziato. Nessuna trattativa. Solo una imposizione.
La cosa strana è che a parlare di questi argomenti sono state fonti israeliane, oltre a fonti ufficiali delle Nazioni Unite. Non i media o i leader europei. E nemmeno Trump, troppo impegnato a dichiarare guerra a qualche Stato. E persino alla Costituzione del proprio paese.












