di Giuseppe Gagliano –
La crescente competitività dell’industria cinese mette sotto pressione il tradizionale modello manifatturiero tedesco, fondato sulle piccole e medie imprese altamente specializzate e orientate all’export. Per la prima volta la Germania importa dalla Cina più beni strumentali avanzati di quanti ne esporti, segnale di un cambiamento strutturale negli equilibri industriali internazionali.
Pechino ha investito negli ultimi anni in una politica industriale mirata, sostenendo migliaia di imprese specializzate attraverso incentivi fiscali, credito agevolato, ricerca e sostegno statale. L’obiettivo è ridurre la dipendenza tecnologica dall’estero e competere direttamente con le aziende tedesche nei settori a maggiore valore aggiunto, offrendo prodotti di qualità a costi sensibilmente inferiori.
L’industria tedesca continua a risentire degli effetti della crisi energetica, dell’aumento dei costi di produzione e della debolezza della domanda europea. La produzione manifatturiera resta fragile e numerose imprese denunciano una perdita di competitività dovuta anche ai costi dell’energia, alla pressione burocratica e alla crescente concorrenza asiatica.
Secondo gli analisti il rischio non riguarda soltanto l’occupazione, ma anche la perdita di competenze tecnologiche e di centralità nelle catene globali del valore. La chiusura o la delocalizzazione delle imprese comporta infatti un indebolimento della capacità innovativa e produttiva del Paese.
La questione assume anche una rilevanza strategica per l’intera Europa. L’industria tedesca rappresenta uno dei principali pilastri della capacità tecnologica e produttiva dell’Unione Europea, dalla meccanica di precisione all’elettronica, dalla robotica ai materiali avanzati. Un suo ridimensionamento inciderebbe sulla competitività europea e sulla capacità di sostenere la transizione energetica, la difesa comune e l’autonomia strategica.
Per Berlino la sfida consiste ora nel rilanciare la competitività attraverso investimenti, innovazione, riduzione dei costi energetici e una politica industriale più incisiva. La competizione con la Cina, sempre più forte nei comparti ad alta tecnologia, segna infatti la fine di un modello economico che per decenni aveva garantito alla Germania una posizione dominante nei mercati internazionali.












