di Giuseppe Gagliano –
Sanae Takaichi è diventata la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro del Giappone, succedendo a Shigeru Ishiba. La sua elezione rappresenta un momento storico per il Paese, ma anche un segnale politico molto preciso: Takaichi, esponente dell’ala destra del Partito liberaldemocratico (LDP), intende spostare la traiettoria politica del Giappone verso un nazionalismo conservatore, in linea con l’eredità politica di Shinzo Abe, di cui è stata una delle principali sostenitrici.
La vittoria di Takaichi si basa su una coalizione con il Partito giapponese per l’innovazione (Ishin), che garantisce al nuovo governo una base parlamentare solida ma non autosufficiente. La rottura con il più moderato Komeito, alleato storico del LDP, ha reso necessaria una strategia di alleanze flessibile. Senza una maggioranza chiara in entrambe le Camere, la stabilità del governo dipenderà dalla capacità della premier di costruire compromessi e attrarre parte dell’opposizione. La situazione parlamentare riflette la crescente frammentazione politica del Giappone, accelerata dall’ascesa di forze radicali come il Sanseito.
Takaichi ha promesso un rilancio economico attraverso misure in stile Abenomics, puntando su stimoli fiscali e spesa pubblica. Ma la situazione odierna è radicalmente diversa rispetto agli anni di Abe. L’inflazione e l’indebolimento dello yen hanno aumentato i costi delle importazioni, pesando sulle famiglie e sulle imprese. Gli investitori guardano con attenzione all’effetto del cosiddetto “Takaichi trade”, che ha fatto salire il Nikkei 225 ma ha indebolito la valuta e i bond sovrani. Gli analisti avvertono che politiche espansive rischiano di aggravare il debito pubblico, già tra i più alti al mondo in rapporto al Pil.
La nuova premier ha posto la sicurezza nazionale al centro della sua agenda. Takaichi punta ad aumentare significativamente la spesa per la difesa e rafforzare la cooperazione con Stati Uniti d’America e altri alleati strategici dell’Indo-Pacifico. La sua intenzione di rivedere la costituzione pacifista postbellica, in particolare l’Articolo 9, è un segnale forte della volontà di dotare il Giappone di un ruolo militare più assertivo. Una visita del presidente Donald Trump è attesa nei primi giorni del nuovo governo, segno della centralità del legame bilaterale con Washington.
Takaichi si è distinta per posizioni dure sull’immigrazione e un discorso politico orientato a rafforzare identità nazionale e valori tradizionali. È nota per le sue visite al santuario di Yasukuni Jinja, considerato da diversi Paesi asiatici un simbolo del militarismo e dell’occupazione violenta giapponese, e per aver criticato aperture migratorie e liberalizzazioni sociali. Questa linea potrebbe accentuare le tensioni diplomatiche con Cina e Corea del Sud, ma rafforzare il consenso tra l’elettorato nazionalista.
Nonostante il valore simbolico della sua elezione, la composizione del governo mostra i limiti strutturali del cambiamento: solo due ministre donne, cioè Satsuki Katayama alle Finanze e Kimi Onoda alla Sicurezza economica, su un totale che conferma un esecutivo largamente maschile. Con una rappresentanza femminile ferma al 16%, il Giappone rimane indietro negli indici globali di parità di genere. La leadership femminile di Takaichi non coincide necessariamente con un’agenda femminista.
La svolta a destra della politica giapponese si colloca in un contesto internazionale in cui molte potenze, dagli Stati Uniti all’Europa passando per India e Australia, stanno ricalibrando le proprie strategie nell’Indo-Pacifico per contenere l’espansione cinese. Un Giappone più assertivo, militarmente forte e politicamente conservatore potrebbe giocare un ruolo cruciale in questo nuovo equilibrio, ma la fragilità interna e le divisioni politiche rappresentano sfide strutturali per la stabilità del governo Takaichi.












