di Giuseppe Gagliano –
Gli Stati Uniti sono intervenuti insieme al Giappone per sostenere lo yen, dopo che la valuta nipponica aveva raggiunto i livelli più bassi degli ultimi quarant’anni. L’operazione congiunta di acquisto di yen e vendita di dollari ha contribuito a riportare il cambio da circa 164 a 155 yen per dollaro, evitando un ulteriore indebolimento della moneta giapponese e limitando i rischi per la stabilità finanziaria dell’alleanza tra Washington e Tokyo.
L’indebolimento dello yen è il risultato di una politica monetaria espansiva perseguita per anni dalla Banca del Giappone, caratterizzata da tassi di interesse molto bassi per sostenere l’economia nazionale. A partire dal 2022, l’aumento dei costi energetici e la forte dipendenza del Paese dalle importazioni di petrolio e gas hanno accentuato la pressione sulla valuta, alimentando inflazione e perdita di potere d’acquisto.
La Banca del Giappone si trova oggi di fronte a un difficile equilibrio: un aumento deciso dei tassi contribuirebbe a rafforzare lo yen, ma renderebbe più oneroso il servizio del debito pubblico, che sfiora il 250 per cento del prodotto interno lordo, oltre a pesare sulle imprese più indebitate.
Per Washington la stabilità dello yen rappresenta anche una questione finanziaria. Il Giappone detiene infatti circa 1.200 miliardi di dollari in titoli del Tesoro statunitense ed è tra i principali finanziatori del debito pubblico americano. Un prolungato indebolimento della valuta potrebbe spingere Tokyo a utilizzare parte delle proprie riserve o a ridurre le partecipazioni nei titoli statunitensi, con il rischio di aumentare i rendimenti richiesti dal mercato e il costo del debito per gli Stati Uniti.
La questione assume anche una rilevanza strategica. Il Giappone sta incrementando la spesa per la difesa, rafforzando le capacità missilistiche e il dispositivo militare nelle isole meridionali, in un contesto segnato dalle tensioni nel Mar Cinese Orientale e attorno a Taiwan. Una valuta debole rende tuttavia più costose le importazioni di energia, tecnologie e sistemi d’arma, incidendo sulla capacità di sostenere questo programma di riarmo.
Dal punto di vista geopolitico, Tokyo continua a rappresentare il principale alleato degli Stati Uniti nell’Indo Pacifico. Le basi americane presenti in Giappone costituiscono un elemento essenziale della strategia di contenimento della Cina e della sicurezza regionale. Per questo la stabilità economica e finanziaria del Paese viene considerata da Washington parte integrante della propria strategia di sicurezza.
L’intervento congiunto sul mercato valutario evidenzia come, nelle attuali dinamiche internazionali, moneta, debito pubblico, industria della difesa e alleanze militari siano sempre più interconnessi. La stabilità dello yen non riguarda soltanto l’economia giapponese, ma anche gli equilibri finanziari e strategici su cui si fonda la presenza statunitense in Asia.












