Giungla app: Citizen

di C. Alòessandro Mauceri

Ormai si vive in un mondo pieno di app. Dalla gestione del conto corrente ai rapporti con la pubblica amministrazione sia a livello comunale che centrale fino a quelle più frivole come le app legate alla fruizione di siti turistici, tutto viaggia attraverso smartphone che chiamare semplicemente “cellulari”, a questo punto, potrebbe sembrare riduttivo. Ultimo esempio la app “Immuni” proposta dal governo italiano e in fase di sperimentazione in quattro regioni, nonostante abbia già manifestato non pochi problemi: primo fra tutti l’impossibilità di dimostrare che chi possiede lo smartphone su cui è installata la app è stessa la persona cui si riferiscono i dati medici e l’”immunità”.
Non sorprende quindi che durante le manifestazioni a volte violente avvenute dopo l’omicidio di George Floyd, i download di una app Citizen, peraltro completamente gratuita, siano saliti alle stelle. Dall’inizio delle proteste, Citizen ha aggiunto oltre 600mila utenti secondo quanto ha dichiarato l’azienda che l’ha prodotta. Ora vanta oltre 5 milioni di utenti attivi. É la quarta app di notizie più popolare su IOS secondo la società di analisi mobile App Annie. Un successo straordinario se si considera che, a differenza delle altre app della graduatoria, Citizen è attiva (per ora) solo in 18 città degli Stati Uniti: New York, Los Angeles San Francisco, Filadelfia, Baltimora e poche altre.
Cos’è Citizen? E a cosa serve? In realtà questa app non fa niente di veramente innovativo: rileva informazioni intercettando, monitorando e registrando fino a 900 diversi canali di comunicazioni di pronto intervento in una città (polizia statale e locale, vigili del fuoco e EMS, transito e sicurezza aeroportuale, radio pubbliche e segnalazioni da parte degli utenti e molti altri): Permette, quindi, all’utente di vedere quali emergenze sono in corso su una mappa e di ricevere aggiornamenti in tempo reale sulla situazione. Ma anche, aspetto non secondario, di caricare video dell’evento e pubblicare commenti. O, ad esempio, come durante l’ultima settimana di proteste, tracciare un percorso alternativo per evitare i tafferugli ed evitare i tafferugli. Secondo alcuni potrebbe essere utilizzata per agevolare i manifestanti (le segnalazioni possono essere inoltrate anche dai cittadini, sentinelle con video dal vivo utili in molti contesti differenti, dai disastri naturali alle segnalazioni di persone scomparse) e aiutarle ad eludere le forze dell’ordine durante manifestazioni più o meno autorizzate. Per assurdo, però, anche le autorità, potrebbero usarla: per “prepararsi” all’emergenza conoscendo in anticipo ciò che sta accadendo durante le manifestazioni.
Citizen elabora ogni segnalazione sia pubblica che privata eliminando la parte “inutile”, estraendo parole chiave (maschio, fucile da caccia, scontri, Wanamaker Street) e geolocalizzandola su una mappa stradale digitale. A questo punto una nota molto sintetica viene inviata agli utenti dell’app che si trovano ad una certa distanza dall’accaduto come eventi diversi hanno raggi di avviso diversi: mezzo miglio per un incendio, un’intera città per una minaccia terroristica e così via. Un aspetto molto delicato sotto diversi punti di vista è che tutto questo viene fatto senza effettuare alcun controllo esterno sulla attendibilità delle informazioni: i messaggi vengono utilizzati senza alcuna autorizzazione da parte delle autorità o della società che l’ha lanciata. Proprio per questo, forse, ha un costo di gestione molto basso: basta una sola persona basta a coprire una o addirittura più città alla Citizen lavorano 143 dipendenti ma solo 38 analisti, con turni di otto ore per coprire tutto il territorio servito.
“La nostra ingegneria e il nostro back-end sono piuttosto maturi e quanto sta avvenendo è servito per testare completamente la nostra architettura e infrastruttura”, ha dichiarato Andrew Frame, creatore e proprietario di Citizen, presentata come una “forza del bene nel mondo”.
Durante gli scontri di questi giorni e grazie alla diffusione sul mercato “le nostre bollette del servizio cloud sono salite alle stelle” ha dichiarato Frame. Una dichiarazione che ha fatto sorgere molti dubbi. L’app è gratuita e non utilizza pubblicità, né pare vendere o condividere i dati degli utenti con nessuna azienda. Ma allora, chi paga? Sul sito di Citizen è riportato che sono stati raccolti ben 40 milioni di dollari, buona parte dei quali si pensa provenienti da influenti società di venture capital come Sequoia Capital, Founders Fund, Slow Ventures, 8VC, Kapor Capital e Lux Capital. O da donazioni di personaggi famosi. “Siamo rimasti entusiasti della combinazione di trasparenza, missione e un appassionato fondatore che sa come eseguire”, ha detto Scott Marlette, ex partner di Slow Ventures. “Non è l’app che apri quando sei annoiato”, afferma Jake Medwell , socio fondatore di 8VC. Mike Vernal, socio di Sequoia Capital, ha deciso di entrare nel progetto dopo aver visto cosa può fare Citizen: mentre si trovava a New York, ha notato una persona ricevere da Citizen il segnale di allerta per una aggressione avvenuta a poche centinaia di metri dal suo hotel e inviare un messaggio alla moglie e al figlio prima per non farli avvicinare al luogo in cui era avvenuto: “Conoscere questo evento prima dell’arrivo della polizia è sembrato prezioso”, ha detto Vernal.
Alcuni finanziatori potrebbero essere stati invogliati a partecipare al progetto dopo aver saputo i nomi di alcuni dei professionisti coinvolti: Keith Peiris, già coideatore di Instagram, Wiktor Macura, responsabile dell’ingegneria presso Square, Praveen Arichandran, capo sviluppo di Tesla, e Bill Bratton, che come commissario di polizia di New York era contrario all’app quando si chiamava Vigilante, e che ora è entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Frame.
Citizen sarebbe una evoluzione della app Vigilante, nata nel 2015 con lo scopo di creare qualcosa per raccogliere tutte le informazioni contenute nelle chiamate wireless, nel Wi-Fi, nelle radio della polizia e …negli smartphone della gente. Ci volle solo una settimana per mettere a punto la prima versione. Presentata a ottobre 2016, fu subito un successo. Ma poco dopo cominciarono ad arrivare le critiche di Apple che parlavano di possibili violazioni della regola secondo cui “Le app non devono esortare i clienti a partecipare ad attività come scommesse, sfide, ecc. O utilizzare i propri dispositivi in modo tale da rischiare di danneggiare fisicamente se stessi o gli altri”. Ci vollero mesi. Poi l’azienda presentò una nuova app, migliorata. In realtà, i cambiamenti riguardarono quasi esclusivamente il nome (da Vigilante a Citizen) e le strategie di marketing come il messaggio di presentazione cambiò da “lotta al crimine” a “consapevolezza della sicurezza”. “Tutti pensano che abbiamo cambiato l’app, ma in realtà non l’abbiamo fatto, abbiamo sempre avuto avvertenze che dicevano che stai indietro e tieniti al sicuro”, ha dichiarato Frame.
Chi è Andrew Frame, il titolare dell’azienda che ha lanciato Vigilante e Citizen? La sua vita è un susseguirsi di colpi di scena. Ancora adolescente capì subito che il suo futuro sarebbe stato legato nell’informatica. A 14 anni, grazie al proprio computer creò un documento d’identità (falso?) con il quale ottenne un lavoro di telemarketing su CD Dance. Ci volle poco per capire che il mondo della scuola non faceva per lui. Abbandonò gli studi e si concentrò sul lavoro. Di notte, però, si divertì ad hackerare grossi sistemi informatici, come i sistemi Lima e Bean presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA. “Sono arrivato al punto in cui potevo praticamente entrare in qualsiasi cosa”. Per questo, ancora 17enne, una mattina venne improvvisamente svegliato e arrestato dall’FBI. La NASA lo accusò di aver causato danni per milioni di dollari, violando i suoi sistemi. Dall’altro però risultò che non aveva rubato nulla: aveva solo dimostrato di essere capace di accedervi. Per questo motivo, il giudice fu clemente nei suoi confronti: lo condannò a pagare una multa di 25mila dollari, a svoglere 100 ore di servizio per la comunità e a cinque anni di libertà vigilata. Ma solo ad una condizione: avrebbe aiutato la NASA a scoprire tutte le falle e le vulnerabilità della sua rete. Da lì il passo fu breve: in pochi anni si trovò a collaborare con personaggi come Mark Zuckerberg e Sean Parker allo sviluppo di Facebook; Frame dichiarerà di aver guadagnato somme incredibili per un paio di settimane di lavoro.
Poi, come ha più volte ricordato Steve Jobs il creatore della Apple, l’adrenalina trasmessa da certi lavori è una vera e propria droga. E come Jobs, dopo un po’, anche Frame attraversò un periodo nero. Fino a quando,gli venne l’idea per un’altra app: Vigilante, il progetto che poco tempo dopo divenne Citizen.
Alla fine del 2019, è stata diffusa l’ultima versione di Citizen. Con tutti i suoi problemi e le critiche ricevute. “Non c’è dichiarazione di non responsabilità per dire alcune delle cose sul app potrebbe essere infondata, e non c’è di follow-up dicendo che un allarme è stato un falso allarme”, ha dichiarato Justin Brannan, consigliere di New York City in un editoriale critico nei confronti di Citizen. “Non solo crea un senso di ansia e paura inutili, ma non lo correggono neanche. È sconsiderato”. Citizen non è l’unica app che intercetta i canali radio dei servizi di emergenza. Sono diverse le app apprezzate non solo dai manifestanti e dalle forze dell’ordine ma anche da gente comune. Specie, in casi di manifestazioni violente o di vera e propria guerriglia urbana come quelli avvenuti nelle ultime settimane negli Stati Uniti.
Circa il quesito sulla copertura delle spese per la gestione e la diffusione dell’app, c’è chi pensa, vista la crescita così rapida, ad una possibile applicazione nelle università o negli aeroporti o negli stadi o in altri luoghi dove sono soliti (e pericolosi) gli assembramenti di persone. Dal canto suo Frame ha promesso che Citizen non farà mai soldi con la pubblicità o la condivisione delle informazioni degli utenti: “Non guadagneremo mai entrate o costruiremo la nostra attività vendendo dati personali. Tutta la nostra attività è costruita per proteggere gli utenti e ciò include la protezione della loro privacy”. Non si capisce in questo caso perché e in cambio di cosa alcuni investitori avrebbero già versato decine di milioni di dollari nelle casse dell’azienda che gestisce Citizen.