Hamas dopo anni di guerra: da governo di Gaza a movimento in trasformazione

di Simone Lucia

Nel 2026 Hamas non è più l’organizzazione che, fino a pochi anni fa, esercitava un controllo quasi totale sulla Striscia di Gaza. Dopo oltre due anni di guerra con Israele, il movimento islamista palestinese appare indebolito, frammentato e in una fase profonda di riorganizzazione, pur restando un attore centrale nel conflitto.

Il punto di rottura: l’attacco del 7 ottobre.
Il cambiamento più radicale nella storia recente di Hamas coincide con l’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele. L’offensiva, che ha causato circa 1.200 morti e il rapimento di oltre 200 persone secondo le autorità israeliane, ha innescato una risposta militare su larga scala da parte del governo di Israele.
Le operazioni nella Striscia di Gaza hanno avuto conseguenze devastanti. Secondo i dati aggiornati delle Nazioni Unite e ripresi dal Ministero della Sanità di Gaza, a inizio 2026 i palestinesi uccisi hanno superato quota 40mila. Israele contesta il metodo di conteggio, ma riconosce decine di migliaia di vittime. Oltre l’80% della popolazione è stata sfollata e gran parte delle infrastrutture civili è stata distrutta o gravemente danneggiata.
Numeri che descrivono una crisi umanitaria di dimensioni eccezionali.

Il controllo su Gaza: da dominio a fragilità.
Prima del conflitto, Hamas governava Gaza con una struttura semi-statale, gestendo sicurezza, amministrazione e servizi. Oggi questo controllo appare molto più incerto.
Secondo un report pubblicato nel 2025 da International Crisis Group, la capacità del movimento di esercitare un’autorità uniforme sul territorio si è indebolita, con la crescente autonomia di gruppi armati locali e reti claniche.
In diverse aree della Striscia si registrano tensioni e difficoltà nel mantenere l’ordine. In questo contesto, Hamas si trova a operare non solo come attore politico e militare, ma anche come struttura impegnata a preservare la propria sopravvivenza interna.

Leadership colpita e transizione interna.
La guerra ha avuto un impatto diretto anche sulla leadership. Diversi dirigenti di primo piano sono stati uccisi durante le operazioni israeliane, aprendo una fase di riorganizzazione.
Secondo analisi riportate da BBC e The Guardian, Hamas sta attraversando una fase delicata, segnata da tensioni tra:
– una linea più pragmatica, favorevole a negoziati indiretti;
– una linea più radicale, orientata alla prosecuzione del conflitto.
“Il movimento sta cercando di ridefinire se stesso in condizioni estremamente difficili”, osservano diversi analisti internazionali, sottolineando come la perdita di figure chiave abbia reso meno stabile il processo decisionale.

Capacità militare: resilienza e adattamento.
Nonostante le perdite subite, Hamas mantiene una capacità militare significativa, soprattutto attraverso tattiche di guerriglia e infrastrutture sotterranee.
Secondo valutazioni del Consiglio dell’Unione Europea, il gruppo resta un attore armato rilevante, anche se meno strutturato rispetto al periodo precedente al 2023. La sua strategia continua a basarsi su una guerra asimmetrica, adattata a un contesto di forte pressione militare.

Un ruolo politico sempre più contestato.
Sul piano politico, Hamas si trova in una posizione più fragile. La competizione con l’Autorità Nazionale Palestinese resta irrisolta, mentre a livello internazionale il movimento continua a essere designato come organizzazione terroristica da Unione Europea e Stati Uniti.
Parallelamente, secondo rapporti di Human Rights Watch, la crisi umanitaria e le difficoltà economiche stanno incidendo anche sul rapporto tra Hamas e la popolazione civile, rendendo più complesso il mantenimento del consenso interno.

Da governo a movimento in evoluzione.
Il cambiamento più significativo riguarda la natura stessa di Hamas. Se prima del 2023 il movimento riusciva a combinare funzione politica e militare con relativa stabilità, oggi appare più frammentato e sotto pressione.
Alcuni scenari discussi a livello diplomatico — ancora incerti — ipotizzano persino un possibile ridimensionamento del suo ruolo diretto nel governo della Striscia, in favore di amministrazioni tecniche o sostenute da attori internazionali.

Un futuro ancora aperto.
Hamas rimane un attore centrale nel conflitto israelo-palestinese, ma profondamente cambiato. Meno solido sul territorio, più esposto a divisioni interne, ma ancora capace di influenzare gli equilibri regionali.
Il suo futuro dipenderà da vari fattori: l’evoluzione della guerra, le dinamiche politiche palestinesi e il ruolo degli attori internazionali.
In un Medio Oriente segnato da instabilità crescente, la trasformazione di Hamas non è un processo concluso, ma uno degli elementi chiave per comprendere gli sviluppi futuri della crisi.