Il missile DF-17 cinese fa paura agli Usa

di Giuseppe Gagliano

Come noto agli analisti militari internazionali, il nuovo missile ipersonico cinese Dong Feng 17 (DF-17) rappresenta uno strumento non solo destabilizzante da un punto di vista squisitamente militare per gli Stati Uniti e la NATO, ma anche uno strumento di efficace deterrenza e di proiezione di potenza da parte della Cina. Infatti gli analisti del Pentagono hanno sottolineato l’impressionante grado di precisione che questo missile ipersonico riesce a conseguire. Anche se non sarà utilizzato nel contesto di una eventuale guerra nucleare ma solo all’interno di una guerra convenzionale, il suo uso sarebbe in grado allo stato attuale di disabilitare i centri di comando statunitensi. Non a caso numerosi funzionari statunitensi hanno espresso legittime preoccupazioni per l’incapacità americana di costruire un sistema difensivo adeguato a questa nuova minaccia. Tra questi certamente la voce più autorevole è rappresentata dal generale John Hyten vicepresidente del Joint Chiefs of Staff.
Se alla minaccia cinese affianchiamo poi anche lo sviluppo di un’arma simile da parte russa, nota come Avangard, possiamo affermare che allo stato attuale Cina e Russia rappresentano un reale ed effettivo pericolo anche sul fronte missilistico.
Proprio allo scopo di contrastare queste emergente minaccia il budget 2019 del Pentagono ha stanziato oltre 2 miliardi di dollari per lo sviluppo di armi ipersoniche. Tuttavia, il programma di armi ipersoniche del Pentagono attualmente soffre di grandi disparità tra lo sviluppo di capacità offensive e quelle difensive. Mentre le capacità offensive sono certamente importanti, una adeguata capacità difensiva rimane importante per la protezione delle infrastrutture civili e militari. La maggior parte dei finanziamenti del Pentagono per lo sviluppo di armi ipersoniche è infatti attualmente destinata a attacchi di precisione o ad armi offensive, al contrario dei programmi di difesa missilistica. Il budget del Dipartimento di Difesa del prossimo anno per investimenti ipersonici complessivi è di circa 2,6 miliardi di dollari con sviluppi difensivi che rappresentano solo circa il sei percento, cioè 157,4 milioni di dollari, di quel budget di investimento. Un importante fattore che influenza il corso d’azione del Dipartimento della Difesa è che i sistemi offensivi sono tecnicamente più facili ed economici da sviluppare.
La realtà dei progressi dei competitori sino-russi nei sistemi offensivi di armi ipersoniche, unita al fatto che le capacità offensive ipersoniche sono generalmente più facili ed economiche da sviluppare rispetto alle capacità difensive, ha naturalmente indirizzato il budget del Pentagono verso capacità offensive. Ma il potenziale pericolo a lungo termine di questo nuova condizione di equilibrio militare è dimostrata anche dal fatto che il 2 agosto gli Stati Uniti si sono ritirati dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF) siglato nel 1987.
Ebbene il ritiro dal trattato INF segnerà certamente l’inizio di una nuova corsa agli armamenti tra Stati Uniti, Russia e Cina. Inoltre ciò potrebbe potenzialmente indurre gli Stati Uniti a ritirarsi o a fare decadere il Trattato strategico di riduzione delle armi (START), che dovrebbe scadere nel 2021.
Uno degli insegnamenti storici da trarre da questa vicenda certamente in fieri è relativa alla innovazione della tecnologia militare che modifica non solo le strategie militari ma gli investimenti pubblici / privati e soprattutto determina nuovi equilibri politici.