Il tramonto dell’Egemone: dal rapimento di Maduro alla Rivolta dei BRICS

di Alessandro Pompei –

L’operazione “Absolute Resolve” che ha portato al rapimento di Nicolás Maduro segna un punto di non ritorno nella storia contemporanea. Mentre le cancellerie di Pechino e Mosca condannano l’azione come un “rapimento illegale” che viola la sovranità internazionale, emerge con chiarezza la reale posta in gioco: la sopravvivenza del sistema dollaro.

La finanza come arma da guerra.
La questione attualmente in atto è che i canali finanziari degli USA (come il sistema SWIFT, saldamente nelle loro mani) vengono ciclicamente utilizzati come una vera e propria arma di pressione politica. Davanti a questa evidenza, nazioni come India, Indonesia o Cina si pongono una domanda esistenziale: perché continuare a correre il rischio di abitare in una casa di cui qualcun altro possiede le chiavi?
Per queste potenze, la scelta è diventata obbligata. Stiamo assistendo all’organizzazione di un paniere di valute alternativo, più o meno ancorato all’oro o ad altre economie emergenti capaci di autosostenersi. L’obiettivo è chiaro: rafforzare i legami reciproci e rendersi impermeabili ai ricatti di Washington. Tra l’altro, i BRICS parlano apertamente di una valuta ancorata all’oro, un’idea chiaramente ispirata al Bancor di John Maynard Keynes degli anni ’40.

Il nuovo tavolo multipolare.
La Cina ha dichiarato di voler restare in un ordine basato sulle regole (quello strutturato dall’Occidente nel secondo dopoguerra), ma con una condizione non trattabile: più spazio per i BRICS e le altre nazioni emergenti. Pechino si sta facendo portabandiera di un blocco che include India, Brasile e molti altri.
L’atteggiamento indisponente dell’Occidente democratico (spesso incapace di fare concessioni) è oggi assai sconveniente. Queste nazioni accettano di sedersi al tavolo solo se viene concessa loro una poltrona della stessa grandezza della nostra. In caso contrario, sono pronte a farsi un tavolo tutto loro. Considerando che rappresentano i 5/6 della popolazione mondiale e sono in piena ascesa, il rischio per il blocco occidentale e del Pacifico è incalcolabile.

La crisi della “solidarietà” occidentale.
Sarebbe inoltre opportuno riflettere sulla reale natura di questo “Occidente”. Lo spirito solidaristico sembra svanito, sostituito da una logica in cui ognuno cerca di approfittare di chi è in difficoltà. È un fenomeno di feroce autorazzismo, che colpisce da ovest a est e da nord a sud.

Il paradosso della coesione.
Per la crisi della Grecia, l’UE non riuscì a trovare 17 miliardi per evitare il collasso, obbligando Atene a svendere i propri asset strategici (porti e autostrade) a fondi tedeschi e francesi. Oggi, al contrario, si trovano 90 miliardi per l’Ucraina, che non è nemmeno parte dell’Unione.
A questo si aggiungono le destabilizzazioni politiche contro governi “sgraditi”, come abbiamo visto con le elezioni in Romania o i continui attacchi all’Ungheria di Orbán. E parliamo di alleati, non di nemici.

Venezuela: il petrolio come puntello del dollaro.
In questo quadro, l’attacco al Venezuela assume una funzione precisa, dichiarata dallo stesso Trump: «Vogliamo il petrolio venezuelano». Ma perché cercarlo, dato il suo basso EROEI e le difficoltà di lavorazione?

La risposta non è energetica, ma finanziaria: serve a stabilizzare il dollaro. L’attuale valuta americana è sostenuta da Wall Street, che opera essenzialmente come un enorme “schema Ponzi” fondato sul debito pubblico USA. Chi usa il dollaro per commerciare è quasi obbligato a reinvestire i profitti nel sistema americano:

– Acquistando titoli di Stato USA (finanziando il debito americano).

– Comprando azioni e prodotti finanziari (spesso senza possedere realmente le società).

Questo meccanismo ha portato a una sovracapitalizzazione del mercato e alla proliferazione di titoli dal valore dubbio. La storia dei debiti cartolarizzati dovrebbe averci insegnato qualcosa: trasformare il debito in un asset “sicuro” solo sulla carta alimenta una bolla che, oggi più che mai, rischia di diventare insostenibile per l’intero pianeta.