Il Vietnam cerca attori esteri per tutelarsi dall’espansionismo cinese

di Giuseppe Gagliano –

Allo stato attuale il Vietnam ha posto in essere una politica estera di contenimento della Cina sul Mar Cinese Meridionale. Infatti non solo ha apertamente criticato la militarizzazione dell’area, ma ha realizzato relazioni bilaterali attraverso una complessa politica di bilanciamento con le potenze occidentali, come gli USA e la Russia, proprio per limitare la politica espansionista cinese.
Parlando davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo scorso 28 settembre, il ministro degli Esteri vietnamita Pham Binh Minh ha invitato la Cina a “esercitare moderazione e astenersi dal condurre atti unilaterali, che potrebbero complicare o intensificare le tensioni in mare e a risolvere le controversie con mezzi pacifici.
“Il Vietnam ha più volte espresso la propria preoccupazione per i recenti complicati sviluppi nel Mar Cinese Meridionale, inclusi gravi incidenti che hanno violato la sovranità del Vietnam”, ha precisato facendo riferimento indirettamente alla Vangurad Bank. Questo episodio dimostra che il Vietnam ha adottato una diplomazia proattiva, chiedendo il sostegno di organismi regionali e internazionali, nonché incoraggiando la condanna globale delle minacce reali e percepite della Cina alla libertà di navigazione e al sorpasso nel Mar Cinese Meridionale.
Allo scopo di contrastare la politica espansionistica cinese, Il Vietnam in prima battuta ha accettato l’assistenza degli Stati Uniti, anche attraverso una maggiore presenza navale americana nell’area. Infatti Hanoi non ha accettato il fatto che la Cina si sia assicurata un accesso esclusivo di 30 anni a una base navale nella vicina Cambogia, aprendo in tal modo un nuovo fianco strategico meridionale nel suo conflitto marittimo con il Vietnam.
La Russia, alleata di lunga data, è stata la chiave della risposta del Vietnam, con Hanoi che è alla ricerca di mezzi militari russi, come sottomarini e aerei da combattimento, che potrebbero essere schierati nel Mar Cinese Meridionale per scoraggiare la Cina.
Hanoi ha anche incoraggiato le compagnie energetiche russe, tra cui Rosneft, Gazprom e Zarubezhneft, a intraprendere esplorazioni nella sua aree. L’adesione del Vietnam all’accordo di libero scambio TPP-11 appena attivato e un nuovo accordo di libero scambio con l’Unione europea miglioreranno ulteriormente la diversificazione del commercio del Vietnam.
Ritornando alla Cina, il fatto che nel 2014 nella zona della Reed Bank la China National Offshore Oil Corporation (CNOOC) abbia schierato la sua gigantesca piattaforma petrolifera Hai Yang Shi You 981 vicino all’isola di Triton, ha determinato un aumento della conflittualità con il Vietnam. Infatti questa scelta cinese ha scatenato proteste nazionalistiche e anti-cinesi in tutto il Vietnam, provocando rivolte che hanno ucciso cittadini cinesi e che hanno determinato attacchi contro società di proprietà cinese.
Questo episodio dimostra che la Cina sta chiaramente attuando una strategia di accerchiamento e provocazione nei confronti del Vietnam. A dimostrazione di quanto detto, nella Vanguard Bank la nave di sorveglianza cinese Haiyang Dizhi 8 lasciò la zona all’inizio di agosto ma ritornò pochi giorni dopo aver completato il rifornimento di carburante presso la vicina Fiery Cross Reef.
Le enormi navi della guardia costiera cinese, in particolare la nave da guardia costiera da 2.200 tonnellate 37111 e la nave da guardia costiera armata da 12.000 tonnellate 3901 completa di elicottero e personale armato, avevano infatti scortato Haiyang Dizhi 8 presso la Vanguard Bank.
In altri termini la situazione di stallo venutasi a creare ha sottolineato non solo la determinazione della Cina a limitare e bloccare le attività di esplorazione energetica da parte di piccoli Stati richiedenti, ma anche l’efficacia della sua estesa rete di basi militari e strutture navali nell’area marittima.