In Alaska per business

Non solo non urge il cessate-il-fuoco, ma nemmeno il ritorno dei bambini ucraini alle loro famiglie.

di Daniela Binello

La visita di Putin sul suolo americano dell’Alaska rappresenta davvero una vittoria di Trump per gettare le basi di un percorso di pace per l’Ucraina? La risposta, anche se ai giornalisti non è stato permesso di domandare nulla durante la conferenza stampa finale, la svela implicitamente il presidente americano: “Putin è venuto nel nostro Paese. Credo che vorrebbe vedere un accordo. Credo anche che se non fossi io il presidente, prenderebbe il controllo di tutta l’Ucraina. Ma io sono il presidente e lui non scherza”. C’è un importante antefatto. Prima di volare in Alaska per partecipare al vertice di Anchorage con Trump, Putin ha firmato un decreto che consentirà agli investitori stranieri, tra cui la principale major petrolifera statunitense Exxon Mobil, di riacquisire le quote del progetto Sakhalin-1.
Sakhalin-1, progetto gemello di Sakhalin-2, è un consorzio per la produzione di petrolio e gas sia sull’isola di Sakhalin che ad alcune miglia off shore. Comprende tre giacimenti nel mare di Okhotsk: Chayvo, Odoptu e Arkutun-Dagi.
La Reuters riferisce che la firma del decreto era arrivata nel giorno del vertice tra i due presidenti. Il nuovo provvedimento segue quello firmato da Putin nell’ottobre 2022, che ordinava il sequestro del Sakhalin-1. La Exxon, che deteneva una quota del 30 per cento nel progetto, attualmente risulta essere l’unico investitore non russo ad avere ceduto la sua precedente partecipazione.
In un’intervista successiva al vertice di Anchorage, rilasciata all’emittente Fox News, in merito agli accordi per il cessate il fuoco in Ucraina Trump ha detto che la decisione dipende da Zelensky e dai Paesi europei, spostando quindi l’onere sugli alleati: “La Russia è una grande potenza e loro no”, il suo commento.
Trump ha anche escluso, almeno per ora, nuove sanzioni contro Pechino, principale acquirente di petrolio russo, rimandando la questione di alcune settimane. Per cercare di comprendere il vero significato del vertice in Alaska è anche utile riportare alcuni dei commenti di Trump trasmessi da Fox News: “Sapete, la Russia ha un potenziale enorme. Hanno grandi quantità di greggio e gas. Un business molto redditizio”. E poi ancora: “Le sanzioni economiche sono molto potenti, ma anche gli incentivi economici sono molto potenti”, ha concluso Trump.
Nelle dichiarazioni congiunte a fine vertice (senza domande), Putin ha parlato per primo, evocando la vicinanza tra i due Paesi e la necessità di non ostacolare i progressi nonostante le difficoltà del momento. “La prossima volta a Mosca?”, ha detto Putin rivolgendosi a Trump. Trump ha replicato che l’idea potrebbe metterlo nei guai, intendendo il fatto di suscitare critiche, ma non ha escluso di accettare l’invito. Per El País, il vertice ha mostrato i limiti dell’approccio personale di Trump: nessun risultato sostanziale per l’Ucraina, ma il pieno reinserimento di Putin sul palcoscenico internazionale.
Dietro le quinte c’è un uomo russo, chiave in tutto questo. E’ il negoziatore per il Cremlino, Kirill Dmitriev, amministratore delegato del fondo sovrano russo. In passato aveva offerto alle compagnie petrolifere americane l’opportunità di trivellare in Russia. Quanto al vertice, fonti del Cremlino avevano riferito che Putin e Trump avrebbero discusso di cooperazione bilaterale, anche nell’ambito della “sfera commerciale ed economica”.
Prima dell’invasione in Ucraina del 2022, la statunitense Exxon Mobil deteneva una quota del 30 per cento nel progetto Sakhalin-1. BP deteneva una quota del 19,75 per cento in Rosneft (compagnia petrolifera statale russa). E la Shell una quota del 27,5 per cento nell’impianto di gas naturale liquefatto (GNL) Sakhalin-2 al largo della costa orientale russa e una quota del 50 per cento in due giacimenti petroliferi siberiani e parte del Nord Stream 2. Dopo l’invasione russa in Ucraina tutte le partecipazioni azionarie erano state vendute dalle società straniere o congelate dal Cremlino. Ora però il Cremlino ha offerto alle compagnie petrolifere americane l’opportunità di riprendere le trivellazioni in Russia.
Il Times ha rivelato questa settimana che i funzionari statunitensi avevano discusso di concedere alla Russia il controllo economico del territorio ucraino occupato. Come si sa, gran parte dell’Ucraina occupata dalla Russia è ricca di minerali. Ma Trump ha firmato con l’Ucraina un accordo sui minerali. Un’azione che sembra voler replicare il trattato da lui mediato tra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda, che era subordinato all’accesso preferenziale delle aziende statunitensi alle terre rare, vitali per la tecnologia moderna.
Nel corso del vertice, Putin ha affermato che la “liberazione” del Donbass è l’obiettivo primario della guerra e, come si evince, è determinato a conquistare l’intera regione carbonifera, che comprende i territori ucraini orientali di Donetsk e Luhansk, mentre l’Ucraina difende ancora una parte significativa di Donetsk. Oltre a ciò, è improbabile che Putin rinunci alle sue conquiste territoriali lungo il Mar Nero e il Mar d’Azov, poiché sono un ponte terrestre con la Crimea.
E Trump cosa dice? Il presidente americano ha affermato che ci saranno “gravi conseguenze” se Putin non accetterà un cessate il fuoco in Ucraina e ha imposto dazi del 50 per cento all’India, come punizione per l’acquisto di petrolio russo. Putin, dal canto suo, cercherà di allentare alcune delle sanzioni contro la Russia e di eliminare i dazi doganali contro l’India. Potrebbe anche voler impedire che la Cina, un altro grande acquirente di petrolio russo, venga colpita da imposte simili.
Infine, sulla questione dei bambini ucraini rapiti dai russi. La Reuters riferisce che durante l’incontro bilaterale ad Anchorage, il presidente Trump ha consegnato al presidente Putin una lettera scritta dalla moglie Melania. Nella missiva la first lady farebbe riferimento “ai rapimenti di bambini” durante il conflitto in Ucraina. Argomento delicato per Mosca. Kiev accusa la Russia d’avere rapito più di ventimila bambini ucraini dall’inizio dell’invasione, di cui alcuni perfino di soli quattro mesi. Durante il vertice, comunque, di questo non se ne è nemmeno parlato, né tantomeno è stato permesso ai giornalisti di chiederlo. Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, era stata chiara sul fatto che del ritorno dei bambini ucraini non si sarebbe discusso. Ha sostenuto, anzi, che le questioni umanitarie si affronteranno solo tra Russia e Ucraina, essendo di loro esclusiva competenza.