
di Giovanni Caruselli –
Macron spinge la Ue a sostenere l’Ucraina con maggiore efficacia.
Due sono gli aspetti che emergono in questo preoccupante inizio di primavera nel conflitto ucraino: l’importanza delle tecnologie militari sul campo e il pericolo sempre maggiore che sia superata la fatidica “linea rossa”. In altre parole che si passi da una relativamente comoda guerra per procura da parte occidentale, a un ben più drammatico scontro nel caso di un conflitto aperto fra la Nato e la Russia. Il presidente francese Macron, dando seguito alle sue ripetute prese di posizione interventiste, durante il suo incontro con il cancelliere tedesco Scholz ha dichiarato che gli ucraini saranno autorizzati a usare le armi ricevute da Parigi anche sul territorio russo. Il Cremlino ha risposto che in questo modo si andrebbe incontro a sviluppi imprevedibili e altamente drammatici.
Putin minaccia la Nato, ma non convince nessuno.
Probabilmente a Mosca ci si dimentica che una consistente parte dei droni che uccidono quotidianamente donne, anziani e bambini in Ucraina sono di provenienza iraniana. E anche che i cinesi riforniscono l’esercito russo di congegni elettronici che oltre all’uso civile possono essere. e sono. adibiti a uso militare. Non per questo a Kiev si pensa sia legittimo bombardare Teheran e Pechino. Per altro Macron ha precisato che l’esercito ucraino potrà colpire con armi francesi obiettivi esclusivamente militari, a differenza di quanto sta facendo l’armata russa, prendendo di mira centrali elettriche, stazioni ferroviarie, scuole, ospedali e ipermercati. Questa stessa posizione è stata assunta subito dopo a Sofia dagli altri Paesi dell’Unione.
L’armata russa privata dei suoi radar potrebbe mostrare la sua debolezza.
In realtà ciò che preoccupa di più i militari russi è la possibilità per gli ucraini di colpire le basi di lancio e i costosissimi radar che permettono di individuare i caccia nemici prima che entrino in azione. L’“accecamento” dei sistemi di difesa, infatti, nella guerra moderna, è il pericolo maggiore che un esercito possa correre. Putin lo ha dichiarato apertamente: “Vogliono accecarci”. Tutti hanno potuto notare che la percentuale di droni abbattuti da una parte e dall’altra fino ad ora è stata altissima, a dimostrazione del fatto che, come spesso avviene, i sistemi difensivi sono più avanzati di quelli offensivi. Inoltre, in presenza delle sofisticate tecnologie elettroniche odierne, bisognerebbe ridefinire il significato della distinzione fra “armi difensive” e “armi offensive”. Se un intercettore ucraino abbatte un caccia russo sul territorio nazionale, l’azione di guerra viene considerata legittima e l’arma adoperata “difensiva”. Se ciò avviene pochi minuti prima su territorio russo sarà considerata azione offensiva.
Mosca ha fretta di chiudere il conflitto riportando un faticoso successo.
La vera preoccupazione di Putin è che il territorio russo sia colpito in profondità, laddove sono allocati i sistemi che allertano i militari se sta per iniziare un attacco aereo in un lasso di tempo molto piccolo. Dal momento che l’esercito russo non ha dato grande prova di sé fino ad ora, è ragionevole pensare che l’aumentata letalità degli armamenti che vengono messi a disposizione di Kiev preoccupi non poco. Bisogna ricordare, infine, che il tempo in questa guerra non gioca a favore dei russi. I Paesi dell’Unione Europea hanno appena iniziato a stanziare centinaia di miliardi di euro per realizzare fabbriche di armi e munizioni, considerando chiusa l’era dei buoni rapporti con Mosca. Quando il vecchio continente avrà dispiegato tutto il suo potenziale offensivo sul terreno, coordinandosi con le forze della Nato già presenti in Europa, “operazioni militari speciali”, già minacciate apertamente da Putin ai danni della Moldavia o dell’Estonia, o tentativi di aprirsi la strada con la forza verso l’enclave di Kaliningrad, saranno molto più difficili da compiere.
* Collaboratore di case editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, etc.) per testi di storia e filosofia. Autore di saggi, “Il Pci da Gramsci a Occhetto”, “Cento anni di storia lombarda” (con altri), “La memoria e le notizie” (con altri).











