India. Accordo di libero scambio con l’Ue come risposta alla guerra commerciale globale

Nuova Delhi e Bruxelles chiudono un’intesa storica: integrazione economica, autonomia strategica e competizione con gli Stati Uniti ridisegnano gli equilibri globali.

di Giuseppe Gagliano

La conclusione dei negoziati tra India e Unione Europea per un accordo commerciale di ampio respiro segna molto più di un semplice passo in avanti sul piano economico. È un atto strategico, una dichiarazione di autonomia in un contesto internazionale sempre più segnato da tensioni tariffarie, rivalità sistemiche e riposizionamenti delle grandi potenze. Dopo quasi vent’anni di trattative intermittenti, Bruxelles e Nuova Delhi scelgono di accelerare e chiudere, spinti anche dal deterioramento dei rapporti con Washington e dall’aggressiva politica commerciale dell’amministrazione Trump.
L’intesa, che dovrebbe essere formalizzata entro un anno dopo il controllo legale, riguarda un mercato complessivo di circa due miliardi di consumatori e un quarto del PIL mondiale. I numeri parlano chiaro: oltre 136 miliardi di dollari di scambi nel solo anno fiscale 2024-2025, con un potenziale di crescita significativo nei prossimi anni.
Il cuore dell’accordo è l’apertura graduale del vasto e tradizionalmente protetto mercato indiano alle merci europee. Per l’UE, si tratta di un accesso privilegiato a uno dei principali motori di crescita globale, in settori chiave come manifattura, automotive, tecnologia e servizi.
Per l’India, l’intesa rappresenta un compromesso delicato: da un lato, la volontà di attrarre investimenti, tecnologia e integrazione nelle catene globali del valore; dall’altro, la necessità di proteggere comparti sensibili, in particolare agricoltura e lattiero-caseario, che restano in gran parte esclusi dall’accordo per tutelare milioni di piccoli produttori.
La possibile riduzione dei dazi sulle automobili europee, dal 110% al 40%, è un segnale di apertura che potrebbe ridefinire gli equilibri industriali del mercato indiano, aumentando la pressione competitiva sui produttori locali ma anche accelerando il trasferimento tecnologico e la modernizzazione del settore.
L’accordo UE-India va letto come un tassello della crescente politicizzazione del commercio internazionale. In un mondo in cui i dazi diventano leve di pressione geopolitica e gli accordi commerciali assumono una valenza strategica, Nuova Delhi e Bruxelles cercano di costruire una rete di sicurezza economica alternativa alla centralità statunitense.
Dopo i recenti accordi europei con Mercosur, Indonesia, Messico e Svizzera, l’intesa con l’India rafforza la proiezione globale dell’UE come polo commerciale autonomo. Per l’India, si inserisce in una strategia di diversificazione che include accordi con Regno Unito, Nuova Zelanda e Oman, riducendo la dipendenza da Washington e bilanciando il peso della Cina.
Sul piano geopolitico, l’accordo rafforza il ruolo dell’India come partner strategico dell’Occidente in un Indo-Pacifico sempre più centrale nella competizione tra grandi potenze. L’UE consolida così una presenza economica e politica in una regione chiave, mentre Nuova Delhi ottiene maggiore riconoscimento come attore globale autonomo, capace di negoziare da pari con i grandi blocchi economici.
La tempistica non è casuale: le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, i dazi imposti da Trump e le frizioni sulle politiche industriali occidentali hanno accelerato una convergenza di interessi che va oltre il commercio, toccando sicurezza economica, resilienza delle catene di approvvigionamento e autonomia strategica.
L’intesa contribuisce a ridisegnare le catene globali del valore, offrendo all’India un canale privilegiato verso il mercato europeo e all’UE un accesso più profondo a una piattaforma produttiva in rapida crescita. In prospettiva, il partenariato può rafforzare il ruolo dell’India come hub industriale alternativo alla Cina e come nodo centrale nella riconfigurazione delle filiere tecnologiche e manifatturiere.
Allo stesso tempo, l’accordo riflette una tendenza più ampia: la trasformazione del commercio in strumento di competizione geoeconomica, dove l’obiettivo non è solo scambiare beni, ma assicurarsi influenza, standard, investimenti e capacità produttive nel lungo periodo.
L’accordo UE-India nasce in un’epoca di protezionismo crescente e di frammentazione dell’ordine economico globale. Proprio per questo assume un valore simbolico e strategico: dimostra che, mentre le grandi potenze ricorrono sempre più spesso a dazi e barriere, esistono ancora spazi per un multilateralismo selettivo e per alleanze economiche fondate su interessi convergenti.
Non è solo un patto commerciale. È un tentativo di costruire un nuovo equilibrio tra integrazione economica, autonomia strategica e competizione globale, in un mondo in cui il commercio è diventato una delle principali armi del potere.