India. Prove di disgelo con la Turchia

di Simone Frusciante

Lo scorso 8 aprile si è svolto a Nuova Delhi il dodicesimo round di consultazioni tra India e Turchia, in cui i rappresentanti delle delegazioni hanno discusso l’andamento dei rapporti bilaterali. La scelta del governo indiano di invitare nella capitale emissari di Ankara ha colto di sorpresa gli osservatori, in quanto i colloqui hanno costituito il primo impegno diplomatico di alto livello tra i due Paesi dal 2022, con le relazioni sostanzialmente congelate da un anno a questa parte.
Nel maggio 2025, infatti, lo scoppio della guerra tra India e Pakistan a seguito dell’attentato avvenuto nel Kashmir indiano il mese precedente, dietro il quale Nuova Delhi vedeva la mano di Islamabad, spinse la Turchia a prendere una posizione netta, schierandosi a favore dello storico partner pakistano e condannando il lancio dell’Operazione Sindoor da parte dell’India. Da allora, la Turchia fu dipinta come un rivale, accusato di sostenere attivamente il Pakistan nel conflitto.
Tali accuse vennero fermamente smentite da Ankara, la quale dichiarò che l’invio di armi rientrava nella partnership di lunga data nel settore della difesa e della sicurezza tra i due Stati, che non aveva registrato alcun cambiamento in ragione della guerra. Questo non bastò a placare i sospetti di Nuova Delhi, che decise di implementare un boicottaggio economico contro la Turchia, tradottosi in un calo dei flussi commerciali prossimo al 17% rispetto al 2024. Inoltre, il governo indiano scoraggiò i propri cittadini dal recarsi in Turchia, colpendo l’industria turistica del Paese.
Insperatamente, Ankara non rispose al boicottaggio, né alle dichiarazioni provocatorie di numerosi esponenti politici indiani, al fine di non esacerbare oltremodo le tensioni, che avrebbero rischiato di compromettere in maniera irrimediabile le relazioni bilaterali. A un anno di distanza, questi segnali di apertura sono stati interpretati positivamente da Nuova Delhi, che ha pertanto deciso a sua volta di riparare i danni inferti ai rapporti con la Turchia dagli strascichi della guerra con il Pakistan. In realtà, dietro questa decisione si celano delle motivazioni ben precise.
Secondo fonti informate, l’India sarebbe stata spinta in questa direzione principalmente da quanto è accaduto in Medio Oriente negli ultimi anni, prima con la guerra a Gaza e poi con gli attacchi contro l’Iran, culminati con la crisi nello Stretto di Hormuz. Nel 2023, Nuova Delhi fu uno dei fondatori dell’India-Middle East-Europe Corridor (IMEC), che avrebbe dovuto collegare l’India al continente europeo passando per Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Israele.
Tuttavia, i recenti sviluppi in Medio Oriente hanno messo a repentaglio il progetto, con la mancata normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita, le tensioni crescenti tra Riyadh e Abu Dhabi su diversi fronti, tra cui quello yemenita, e, in ultimo, le gravi interruzioni dei traffici commerciali nello Stretto di Hormuz, conseguenza della guerra lanciata da Washington e Tel Aviv contro Teheran. Ankara, che aveva criticato l’IMEC come un tentativo di isolarla, si è fatta promotrice di un’altra iniziativa, il Middle Corridor, che collega l’Asia all’Europa attraverso la Turchia e il Caucaso.
Ed è proprio verso il Middle Corridor che l’India sembra ora rivolgere la propria attenzione, giacché il Paese non è nelle condizioni di poter puntare su un unico progetto di connettività. Ma affinché per Nuova Delhi questa strada diventi praticabile, si rende necessario un allentamento delle tensioni con la Turchia, tramite un ripristino del dialogo. Dunque, è in tale contesto che il round di consultazioni bilaterali si inserisce, poiché, come anche riferito da diversi ufficiali indiani, “dialogare è meglio che lasciare che disaccordi e incomprensioni diventino più profondi”.
Ciononostante, rimangono punti di frizione il cui superamento si presenta complesso; in primo luogo, l’India considera inaccettabile la posizione turca sul Kashmir. Ankara, infatti, supporta pienamente le rivendicazioni del Pakistan, secondo cui Nuova Delhi occupa illegalmente la regione a maggioranza musulmana, che richiede la convocazione di un referendum attraverso cui venga concessa ai cittadini la possibilità di poter determinare liberamente il proprio futuro. Il governo indiano apprezzerebbe che la Turchia utilizzasse dei toni più moderati intorno alla questione.
D’altro canto, Ankara non vede di buon occhio il progressivo avvicinamento dell’India a Israele, che attualmente la Turchia reputa il proprio principale avversario a livello regionale. Nuova Delhi, pur dichiarandosi neutrale, non ha espresso contrarietà per il modo in cui Tel Aviv ha condotto la guerra a Gaza e in altri Paesi vicini come il Libano, né tantomeno per gli attacchi contro l’Iran, il che è stato percepito come un sostegno de facto a Israele. L’auspicio della Turchia sarebbe che l’India adottasse una posizione maggiormente equilibrata e meno filo-israeliana.
Almeno nel breve termine, risulta improbabile che si verifichino svolte significative circa la posizione turca sul Kashmir o quella indiana su Israele, per cui i punti fondamentali di frizione permarranno. Tali elementi rendono la strada verso una completa distensione lunga e tortuosa, ma al momento è positivo che siano stati compiuti i primi passi verso l’obiettivo ed è previsto che ne arriveranno degli altri, incluso uno scambio di visite di alto livello tra i due Paesi. Entrambi sono infatti consapevoli di avere più da guadagnare da una ripresa delle relazioni che da una prolungata ostilità.