India. Sfida al monopolio cinese delle terre rare

di Giuseppe Gagliano –

L’India accelera la ricerca di fonti alternative di terre rare e punta sulla Russia per ridurre la propria dipendenza dalla Cina. La società statale IREL è impegnata in trattative con Rosneft per ottenere campioni dal giacimento siberiano di Tomtor, in Jacuzia, considerato uno dei più grandi depositi non sfruttati al mondo. L’obiettivo è verificare la possibilità di costruire una filiera capace di sostenere la produzione futura di magneti permanenti, componenti essenziali per veicoli elettrici, sistemi militari, turbine eoliche e tecnologie avanzate.
Per Nuova Delhi la questione va oltre l’approvvigionamento di materie prime. Il governo indiano mira a rafforzare la propria autonomia strategica in un settore dominato da Pechino, che controlla gran parte della raffinazione delle terre rare e della produzione mondiale di magneti. La strategia indiana punta a diversificare fornitori e partner, guardando non solo alla Russia ma anche ad Australia, Argentina, Myanmar, Giappone e Corea del Sud.
Per Mosca l’interesse indiano rappresenta un’opportunità importante. Le sanzioni occidentali hanno spinto il Cremlino a rafforzare i rapporti economici con le grandi potenze asiatiche e l’India offre un mercato di enorme valore. Alla consolidata cooperazione energetica, basata sulle forniture di petrolio russo, potrebbe aggiungersi quella relativa ai minerali critici, creando una partnership ancora più ampia.
Sul piano militare, i rapporti tra India e Russia restano solidi. Il recente accordo per la fornitura di missili navali Shtil-1 destinati alle fregate della Marina indiana conferma una cooperazione che dura da decenni. Nuova Delhi continua tuttavia a perseguire una politica di diversificazione, affiancando ai sistemi russi collaborazioni con Stati Uniti, Francia, Israele e un crescente sviluppo dell’industria nazionale della difesa.
Anche il rapporto con Washington riflette questa linea di equilibrio. Gli Stati Uniti vedono nell’India un partner fondamentale per contenere l’influenza cinese nell’Indo-Pacifico, ma Nuova Delhi continua a difendere la propria autonomia strategica. Pur rafforzando la cooperazione tecnologica e militare con gli americani, il governo di Narendra Modi non intende rinunciare agli acquisti di petrolio russo né subordinare la propria politica estera agli interessi di Washington.
La partita delle terre rare è destinata a diventare centrale per l’economia indiana nel prossimo decennio. Il Paese punta ad avviare una produzione commerciale di magneti tra il 2029 e il 2030, un passaggio considerato essenziale per sostenere l’industria automobilistica, l’elettronica, la difesa e le energie rinnovabili. L’accesso a risorse come quelle di Tomtor potrebbe offrire a Nuova Delhi maggiore sicurezza nelle catene di approvvigionamento e una posizione negoziale più forte nei confronti sia della Cina sia dell’Occidente.
L’iniziativa conferma la strategia del non allineamento attivo perseguita dall’India. Più che scegliere un blocco, Nuova Delhi cerca di ampliare i propri margini di manovra, costruendo relazioni multiple e riducendo le dipendenze strategiche. In questo contesto, il giacimento di Tomtor assume un valore che va oltre quello minerario: rappresenta uno dei nodi della nuova competizione geoeconomica globale, nella quale il controllo delle risorse critiche è destinato a influenzare sempre più gli equilibri di potenza internazionali.