Interessi cinesi nel Sudan del Sud

di Giuseppe Gagliano –

Già dal 2012 la Cina ha posto in essere una diplomazia più attiva, abbandonando quindi le scelte tradizionali di non interferenza, per tutelare i propri investimenti petroliferi nel Sudan del Sud soprattutto a causa del conflitto con l’Etiopia. A tale proposito non va tralasciato il ruolo centrale che Etiopia e Gibuti hanno nel contesto dell’espansione cinese in Africa e soprattutto nella Nuova Via della Seta.
Per il Sud Sudan il petrolio rappresenta circa il 98 percento delle entrate e, nonostante gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Norvegia siano i maggiori investitori, non hanno quote di partecipazione nella produzione di greggio del paese africano come ha invece la Cina, che tramite la China National Petroleum Corp arriva al 40%.
La Cina, essendo ormai il maggiore partner commerciale dell’Africa, sta incrementando il suo ruolo anche politico proprio allo scopo di tutelare i propri investimenti, come dimostra il ruolo rilevante che ha svolto e che svolge nel difendere l’Africa nella sede delle Nazioni Unite. Nel 2014 i funzionari cinesi erano regolarmente in contatto con i loro omologhi occidentali, cioè con americani, inglesi e norvegesi, per contribuire a porre fine al conflitto tra Etiopia e Sudan del Sud.
Il recente annuncio, riportato dalla South Sudan News Agency secondo il quale il governo del Sud Sudan avrebbe ottenuto un prestito di 600 milioni di dollari dal governo cinese per pagare gli stipendi arretrati dell’esercito e dei funzionari pubblici sudanesi, dimostra il rafforzamento della presenza cinese e nel contempo rende sempre più dipendente il paese africano dal Dragone,la cui proiezione di potenza in Africa si consolida rendendo la realizzazione della Nuova Via della Seta sempre più vicina.