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L’Iran, come molti Paesi indipendenti, da anni è sottoposto a pressioni organizzate, sanzioni economiche e a una guerra di narrazioni da parte di potenze che antepongono i propri interessi geopolitici al principio della sovranità dei popoli. Queste politiche non sono episodiche, bensì strategie di lungo periodo volte a indebolire l’indipendenza, creare fratture sociali e imporre un futuro di dipendenza.
In questo contesto, alcune correnti politiche che nei momenti storici decisivi si sono schierate al fianco di potenze ostili, oggi cercano, attraverso nuove narrazioni, di riabilitare il passato e giustificare l’ingerenza straniera. L’elemento comune di queste correnti è l’indifferenza verso le reali sofferenze del popolo e la speranza riposta nell’intervento di potenze straniere.
Infine, la guerra cognitiva e mediatica, facendo leva su immagini emotive e narrazioni selettive, tenta di distorcere l’opinione pubblica. Di fronte a questo scenario, la razionalità, l’attenzione nella condivisione delle informazioni e l’adesione alla verità costituiscono una necessità etica e storica.
In tal senso, si trasmette in allegato un testo esplicativo sugli sviluppi, per opportuna conoscenza.
Ministero degli Affari esteri della Repubblica Islamica dell’Iran
Eccellenza,
Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso
Vi scrivo per richiamare la vostra cortese attenzione sugli atti di terrorismo e violenza in stile ISIS che il popolo della Repubblica Islamica dell’Iran ha subito dall’8 al 10 gennaio 2026 in tutto il Paese. Le proteste pacifiche iniziate il 28 dicembre 2025 per motivi economici sono state sabotate da elementi terroristici che le hanno trasformate in rivolte armate. I casi registrati di decapitazioni, persone bruciate vive, agenti di polizia e cittadini comuni picchiati a morte, l’uso diffuso di armi da fuoco e l’incendio di un numero significativo di ambulanze, mezzi antincendio, centri sanitari e luoghi residenziali, pubblici e di culto costituiscono un modello che riflette lo sfruttamento di precedenti proteste pacifiche da parte di terroristi ben addestrati. Un numero considerevole di agenti di polizia ha perso la vita durante le proteste, mentre molti altri sono rimasti feriti. L’elevato numero di vittime riflette il livello di autocontrollo esercitato dalle forze dell’ordine, da un lato, e il livello di violenza esercitato da elementi terroristici contro di loro, dall’altro.
Desidero inoltre esprimere con profonda preoccupazione le dichiarazioni irresponsabili e provocatorie rilasciate da funzionari statunitensi, passati e presenti, che stanno direttamente istigando alla violenza e ad atti di terrorismo in Iran. Inseguendo una linea di assoluta mancanza di rispetto per il diritto internazionale, tali dichiarazioni e le ripetute minacce di uso della forza costituiscono una flagrante violazione dei principi del diritto internazionale e delle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite, che proibiscono l’incitamento al terrore, l’incoraggiamento alla violenza e l’ingerenza negli affari interni di Stati sovrani. L’aperta confessione dell’ex Segretario di Stato americano sulla presenza di agenti del MOSAD del regime israeliano tra i rivoltosi è motivo di particolare preoccupazione. L’agghiacciante abuso delle proteste pacifiche da parte dei funzionari statunitensi per ottenere vantaggi politici e mettere a rischio la vita dei cittadini comuni è in linea con il ruolo che le sanzioni unilaterali illegittime degli Stati Uniti contro i diritti alla vita e allo sviluppo degli iraniani hanno avuto nella creazione della situazione attuale. Le false affermazioni degli stessi funzionari statunitensi a sostegno dei diritti umani degli iraniani sono, pertanto, semplicemente vergognose. La grande manifestazione tenutasi in tutto l’Iran lunedì 12 gennaio 2026 per opporsi agli interventi stranieri avrebbe dovuto inviare un messaggio chiaro sulla volontà e la determinazione della stragrande maggioranza degli iraniani nel sostenere l’unità nazionale e il rispetto della legge e dell’ordine.
Vorrei inoltre sottolineare che il governo della Repubblica Islamica dell’Iran, consapevole dei propri impegni in materia di diritti umani, incluso il diritto alle proteste pacifiche, ha adottato tutte le misure possibili per esercitare la massima moderazione di fronte alla violenza e agli atti di terrorismo, adempiendo al contempo ai propri obblighi intrinseci in materia di protezione del proprio popolo e di garanzia dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale. Colgo l’occasione per chiedere la condanna e il rifiuto inequivocabili di tutti gli atti di terrorismo commessi durante i disordini, indipendentemente dagli incentivi, dagli interventi e dagli incitamenti esterni contro la sovranità, l’integrità territoriale e gli interessi nazionali vitali del governo e del popolo iraniano.
Vorrei accettare, Eccellenza, i sensi della mia più alta considerazione.
Seyed Abbas Araghchi, ministro degli Esteri












