di Giuseppe Gagliano –
Il missile balistico Kheibar Shekan rappresenta uno degli strumenti più significativi della strategia militare iraniana. Più che sulla superiorità tecnologica, Teheran punta a una guerra di logoramento, sfruttando un’arma relativamente economica, mobile e a propellente solido per costringere Stati Uniti e Israele a impiegare intercettori dal costo molto più elevato e a consumare rapidamente le proprie scorte difensive.
Con una gittata superiore ai 1.400 chilometri, il Kheibar Shekan è in grado di colpire basi statunitensi, obiettivi militari israeliani e infrastrutture strategiche in gran parte del Medio Oriente. La possibilità di essere trasportato su mezzi mobili e mantenuto costantemente pronto al lancio rende più difficile individuarlo e distruggerlo, imponendo agli avversari una complessa attività di ricerca di rampe mobili, depositi sotterranei e reti logistiche distribuite.
La strategia iraniana prevede inoltre l’impiego combinato di missili balistici, droni e ordigni lanciati con traiettorie differenti per saturare le difese antimissile. La capacità del Kheibar Shekan di modificare la traiettoria nella fase finale del volo aumenta ulteriormente le difficoltà di intercettazione, costringendo i sistemi difensivi a utilizzare munizioni più sofisticate e costose.
Secondo questa impostazione strategica, il vantaggio iraniano non risiede tanto nel numero di bersagli colpiti quanto nello squilibrio economico tra il costo relativamente contenuto dei missili offensivi e quello, molto più elevato, degli intercettori impiegati per neutralizzarli. Una dinamica che potrebbe mettere sotto pressione gli arsenali occidentali in caso di un conflitto prolungato.
Le basi militari statunitensi nel Golfo e in Iraq assumono così una particolare vulnerabilità. Anche danni limitati o interruzioni temporanee delle attività possono produrre effetti politici e psicologici rilevanti, alimentando dubbi sulla capacità di protezione delle installazioni americane e costringendo Washington a destinare ulteriori risorse alla loro difesa, sottraendole ad altri scenari strategici.
L’analisi evidenzia inoltre come le campagne di bombardamento contro le infrastrutture iraniane non siano necessariamente sufficienti a neutralizzare la capacità missilistica della Repubblica Islamica. La possibilità di ricostruire rapidamente infrastrutture, utilizzare depositi protetti e distribuire la produzione limita l’efficacia di una strategia basata esclusivamente sulla superiorità aerea.
In questo contesto, il Kheibar Shekan diventa uno strumento con cui l’Iran mira a prolungare il conflitto, aumentando progressivamente i costi economici e militari per gli avversari. La sfida, secondo questa impostazione, non riguarda soltanto la capacità di abbattere i missili iraniani, ma soprattutto la possibilità di sostenere nel tempo il consumo di risorse necessarie per mantenere efficiente il sistema di difesa.












