di Guido Keller –
L’intelligence israeliana, cioè il Mossad, ha avuto un ruolo centrale nei 12 giorni di attacco all’Iran dello scorso giugno, e da subito le autorità iraniane hanno provveduto ad individuare e arrestare agenti che hanno riferito particolari sugli obiettivi da colpire, in particolare scienziati e alti ufficiali militari, oltre che strutture per il lancio di missili e basi militari.
Secondo un rapporto israeliano, sarebbero stati reclutati stranieri residenti in Iran e cittadini iraniani sui quali sarebbero state investite ingenti risorse economiche: gli agenti sarebbero stati coordinati in due gruppi di 14 cellule ciascuno, composte da quattro a sei individui.
La sorte degli individui arrestati è segnata, e anche oggi è stato impiccato un individuo, Babak Shahbazi, condannato per aver passato informazioni sensibili al Mossad. Lo ha reso noto attraverso un comunicato la magistratura iraniana, precisando che l’esecuzione è avvenuta dopo il processo di primo grado e la condanna confermata dalla Corte suprema.
Shahbazi aveva avuto contatti in modo indipendente con almeno quattro ufficiali del Mossad, i quali avevano gli alias Shmuel (Sami), Benjamin, Michael e un ufficiale tecnico per l’addestramento; in precedenza era entrato in contatto con un’altra spia del Mossad, Ismail Fikri, poi arrestato e giustiziato.
Da giugno sono una dozzina gli individui condannati alla pena capitale per aver agito in Iran per conto del Mossad, e altri sono in attesa della revisione della Corte suprema. In un caso, quello di Mahmoud Mousavi Majd la cui sentenza è stata eseguita lo scorso 20 luglio, il condannato è risultato sul libro paga sia del Mossad che della Cia; un altro individuo, Roozbeh Wadi impiccato in agosto, si era incontrato in almeno cinque occasioni a Vienna con agenti del Mossad a cui passava informazioni; Mohsen Langarneshin, giustiziato in maggio, aveva incontrato agenti del Mossad in Nepal e Georgia.












