di Guido Keller –
La tregua tra Stati Uniti, Israele e Iran regge, ma appare sempre più precaria con il passare delle ore. In questo clima di tensione crescente, le speranze della diplomazia internazionale si concentrano sui colloqui previsti nel fine settimana a Islamabad, in Pakistan, dove le parti tenteranno di raggiungere un accordo più solido. Al centro del negoziato c’è soprattutto il nodo strategico dello Stretto di Hormuz, punto cruciale per gli equilibri geopolitici ed energetici globali.
A guidare la delegazione statunitense sarà il vicepresidente JD Vance, affiancato dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump. Sul fronte iraniano, secondo indiscrezioni dei media locali, la rappresentanza potrebbe essere affidata al presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, insieme al ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
Partito alla volta di Islamabad a bordo dell’Air Force Two, Vance ha lanciato un messaggio chiaro a Teheran prima dell’inizio dei colloqui: gli Stati Uniti sono pronti al dialogo, ma non accetteranno tattiche dilatorie. “Se gli iraniani negozieranno in buona fede, troveranno una mano tesa. Ma se tenteranno di metterci alle strette, il nostro team non sarà disponibile”, ha dichiarato il vicepresidente, sottolineando la linea ferma di Washington.
Dall’altra parte Ghalibaf ha posto condizioni precise per l’avvio dei negoziati: lo stop agli attacchi in Libano e lo sblocco degli asset iraniani congelati, com’era stato stabilito. Una posizione che riflette le tensioni ancora elevate nella regione, in particolare sul fronte libanese.
Proprio il Libano resta uno dei punti più critici. Le operazioni militari israeliane, che secondo diverse fonti avrebbero causato numerose vittime civili, hanno suscitato una dura reazione internazionale. I ministri degli Esteri di Francia e Pakistan hanno espresso una condanna congiunta, ribadendo la necessità di rispettare il cessate il fuoco e sostenendo gli sforzi diplomatici per una stabilizzazione duratura.
Anche il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha denunciato con forza la situazione, definendo quanto accade in Libano “una vergogna per la coscienza dell’umanità” e accusando Israele di violazioni del diritto internazionale e umanitario.
Mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione, i colloqui di Islamabad rappresentano forse l’ultima occasione per trasformare una tregua fragile in un accordo concreto. Ma le distanze tra le parti restano profonde, e il rischio di una nuova escalation continua a incombere.












