Iran. L’Associated press conferma l’uccisione del numero due di al-Qaeda, al-Masri

di Giuseppe Gagliano

L’Associated Press ha confermato l’inchiesta del New York Times secondo cui una squadra di killer israeliani avrebbe ucciso il numero due di al-Qaeda in una operazione in Iran portata a termine lo scorso agosto. Il quotidiano statunitense ha sostenuto che il 13 novembre Abdullah Ahmed Abdullah, cioè Abu Muhammad al-Masri, è stato assassinato a Teheran il 7 agosto. Era ricercato dall’FBI per aver aiutato a pianificare gli attentati del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania.
Nello specifico l’Associated Press ha affermato di essere stato in grado di confermare la storia del Times grazie alla testimonianza di “quattro attuali ed ex funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti”, uno dei quali aveva “conoscenza diretta dell’operazione” e un altro, un ex ufficiale della CIA, era stato informato al riguardo. L’agenzia di stampa ha detto che l’operazione è stata eseguita da Israele, che ha agito sulla base di informazioni fornite dagli Stati Uniti. Gli americani hanno passato agli israeliani informazioni su dove si trovava al-Masri in Iran, così come la copertura che stava usando per evitare di essere scoperto.
Al-Masri è stato ucciso da una squadra speciale di israeliani mentre guidava la sua auto in una strada tranquilla alla periferia di Teheran, secondo il Times. Gli operativi israeliani, che viaggiavano su motociclette, gli hanno sparato con pistole dotate di silenziatori. Anche la figlia di al-Masri, Maryam, che stava viaggiando con lui in macchina è stata uccisa. La donna era la vedova di Hamza bin Laden, figlio del fondatore di al-Qaeda Osama bin Laden. Secondo l’Associated Press, i pianificatori dell’intelligence statunitense credevano che Maryam fosse preparata per un ruolo di leadership in al-Qaeda e fosse già coinvolta nella pianificazione operativa.
I media iraniani hanno descritto l’accaduto come l’omicidio di Habib Daoud, un professore libanese di storia, che è stato freddato nella capitale iraniana insieme a sua figlia da sconosciuti. In realtà, ha riportato l’Associate Press, il padre e la figlia sono stati uccisi dal Kidon (“punta della lancia” in ebraico), un’unità di killer d’élite all’interno dell’agenzia di intelligence israeliana del Mossad.
Fino a qui i fatti nudi e crudi. E’ però necessario fare alcune considerazioni in merito a questo episodio. Innanzitutto sul modus operandi sia americano che israeliano, che necessariamente deve essere occultato poiché viola quelle che sono le norme del diritto internazionale che avrebbero richiesto l’arresto e il processo del leader di al-Qaeda. Inoltre la collaborazione tra i servizi di sicurezza americani e israeliani è ormai cementata da oltre quarant’anni di operazioni speciali all’interno dell’Europa e soprattutto in ambito extra europeo. Infine tutti i servizi di sicurezza possiedono al loro interno unità segrete che eseguono omicidi di stato come ha magistralmente dimostrato Vincent Nouzille, giornalista del periodico Le Figaro Magazine, nel suo saggio “Les Tueurs de la république” (Fayard, 2015).
Per quanto riguarda la Francia, la DGSE ha il suo Action Service, e al suo fianco una cellula clandestina di cui il saggio di Nouzille ripercorre la storia. I suoi agenti e i commando delle forze speciali sono addestrati per eseguire queste esecuzioni mirate, chiamate “Operazione Homo” (per omicidio), così come operazioni di “neutralizzazione” più ampie, spesso nel contesto di guerre in corso come quelle in Medio Oriente. I successivi presidenti della Quinta Repubblica, da De Gaulle a Hollande, sono ricorsi ciascuno a modo loro a questo tipo di azione.
Ritornando agli israeliani, come non ricordare l’operazione attuata nel 1972 in Italia dal Mossad? Golda Meir, primo ministro d’Israele, a seguito della strage di Monaco del 1972 mise in essere l’operazione nota col nome ebraico “Mivtza Za’am Ha’el”, Operazione Ira di Dio. Golda Meir sottolineò che l’obiettivo della squadra di agenti doveva essere quello di individuare ed eliminare i terroristi palestinesi.
Vi fu così l’eliminazione di Wael Zwaiter, intellettuale e traduttore palestinese, rappresentante dell’OLP a Roma che venne ucciso da 12 colpi sparati da due agenti israeliani nell’androne del condominio dove abitava mentre aspettava l’ascensore.
Sotto il profilo strettamente storico dunque quest’operazione, per quanto clamorosa o apparentemente tale, si inquadra in un modus operandi usuale per i servizi di sicurezza. Ieri come oggi.