Iran. Per l’Ue i Pasdaran sono “terroristi”

L'Europa si allinea a Usa e Israele: lo scontro ideologico per gli interessi degli altri.

di Enrico Oliari

Cos’hanno in comune la strage di Bologna, i palestinesi di Gaza e i Pasdaran iraniani? Nulla. Eppure per la logica comunicativa occidentale e occidentalista si tratta pur sempre di terrorismo. Una parola negli ultimi tempi abusata, un’etichetta generica e inflazionata adottata per dipingere il nemico ideologico erigendosi a giudici del bene e del male. Terroristi per il ministro della Sicurezza israeliano sono i palestinesi tout-court, i quali “meritano solo una pallottola in testa“, ma terrorista non è Benjamin Netanyahu per i 70mila morti a Gaza e neppure i coloni israeliani che per rubare la terra degli altri ammazzano famiglie e incendiano case. Terrorista è Vladimir Putin, che per non avere basi Nato lungo i 1750 chilometri di confine ha invaso l’Ucraina, ma di certo non sono terroristi gli statunitensi, che per armi di distruzione di massa inesistenti hanno fatto una guerra che ha portato alla morte di 700mila iracheni.
Oggi per l’Unione Europea ad essere terroristi sono i Pasdaran iraniani, i Guardiani della Rivoluzione islamica, un corpo scelto di 210mila militari al comando del maggior generale Mohammad Pakpour e strutturato in esercito, marina, forze aerospaziali, brigata scelta al-Quds e milizie volontarie giovanili, i basiji.
Alla base della mossa dall’Ue vi è la repressione del dissenso interno e l’alto numero di vittime civili (le cifre indicate dall’opposizione sono 6.700, 35mila per la sempre meno attendibile stampa di massa occidentale), ma classificare come “terrorista” un intero corpo di una nazione sovrana significa esclusivamente istituzionalizzare lo scontro ideologico: da oggi per noi europei bombardare l’Iran sarà cosa santa e giusta, perché significherà fare guerra al terrorismo.
L’iniziativa europea, ancora una volta allineata per non dire subalterna a Usa e Israele, comporterà certamente il taglio dei canali diplomatici con Teheran, con la conseguenza che nella realtà di un mondo ormai multipolare l’Iran si legherà sempre più a Cina e Russia.
E’ difficile capire cosa ci sia ancora di sanzionabile in Iran, sta di fatto che la classificazione dei Pasdaran come “gruppo terroristico” comporterebbe, nelle intenzioni, il restringere ulteriormente lo spazio commerciale e finanziario con l’Iran, e il colpire indirettamente reti e intermediari in Europa che potrebbero fungere da canale per fondi e operazioni.
L’Europa insomma ha scelto di tutelarsi, chissà poi da cosa, ma di fatto perde l’influenza economica residua nonché la residua capacità di “incentivo”.
Accanto a una designazione goffa (sarebbe come far passare la polizia statunitense per terrorista a causa della repressione dell’Ice a Minneapolis), l’Ue punta ad ampliare le sanzioni su funzionari e strutture collegate alla repressione e alla censura digitale: qui emerge un’altra idea chiave europea, quella della sicurezza “interna” che passa dalla rete. Non si colpisce solo chi esercita la repressione, ma anche chi costruisce l’architettura della sorveglianza, della propaganda, della manipolazione e del blocco di internet.
Per Teheran la scelta europea rappresenta “un errore strategico” che risponde ai diktakt statunitensi, ed è palese che a saltare è ogni possibile intesa sul nucleare. Anche perchè è difficilile sostenere che gli Usa muovano portaerei e minaccino bombardamenti per la sola repressione interna, per quanto sanguinosa ed esecrabile.
Se gli scopi sono altri, a cominciare dagli interessi di Israele e dei Paesi arabi per arrivare al petrolio (com’è avvenuto in Venezuela) e al controllo del Golfo, siamo insomma davanti alla ricetta classica: finanziare e sobillare (anche attraverso agenti infiltrati) l’opposizione interna, portare le autorità alla repressione, creare il nemico e poi bombardare. Il tutto per colpire il terrorismo, con il risultato che poi, com’è avvenuto in Iraq, il terrorismo arriva davvero.