
di Shorsh Surme –
Nonostante le proteste in corso in Iran e anni di pressioni esterne sulla leadership iraniana, non vi sono ancora segnali di una spaccatura all’interno dell’élite di sicurezza della Repubblica Islamica che possa portare alla caduta del regime. È quanto emerge da un’analisi di Reuters.
Due diplomatici, fonti governative mediorientali e analisti, hanno dichiarato all’agenzia che la resilienza del regime di fronte alle manifestazioni deriva dal fatto che né i disordini di piazza né le pressioni internazionali hanno finora provocato divisioni ai vertici della leadership.
Vali Nasr, accademico iraniano-americano ed esperto di conflitti regionali e politica estera statunitense, ha spiegato che la struttura di sicurezza multilivello dell’Iran, basata sulla Guardia Rivoluzionaria e sulla milizia Basij, che complessivamente contano quasi un milione di membri, rende estremamente difficile esercitare pressioni esterne senza generare fratture interne.
Nasr ha aggiunto che «Perché un movimento di protesta abbia successo in Iran, la mobilitazione popolare dovrebbe durare molto più a lungo, dovrebbe verificarsi una disintegrazione dello Stato e alcuni suoi settori, in particolare le forze di sicurezza, dovrebbero prendere le distanze dal potere». Ha inoltre sottolineato che, pur non ritenendo che la Repubblica Islamica abbia raggiunto il suo “punto di collasso”, il Paese si trova ora ad affrontare «una situazione molto difficile per il futuro».
Alan Eyre, ex diplomatico statunitense ed esperto di affari iraniani, ha osservato che, affinché il regime cambi, i manifestanti dovranno generare uno slancio sufficiente a superare i consolidati vantaggi dello Stato, istituzioni solide, un’ampia base popolare fedele al dominio religioso e le dimensioni geografiche e demografiche di un Paese con circa 90 milioni di abitanti.
Sul fronte delle nuove sanzioni che l’Unione Europea sta preparando contro l’Iran, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato martedì che l’Ue proporrà «rapidamente» ulteriori misure contro i responsabili della repressione delle proteste.
In un post sulla piattaforma X, von der Leyen ha aggiunto che «L’aumento del numero delle vittime in Iran è spaventoso. Condanno fermamente l’uso eccessivo della forza e le continue restrizioni alle libertà».
Le proteste, iniziate il 28 dicembre a causa dell’aumento dei prezzi, si sono rapidamente trasformate in una contestazione diretta del principio religioso alla base del regime. In seguito si sono estese a tutto il Paese, provocando migliaia di morti e feriti, ma non è disponibile un bilancio ufficiale delle vittime.











