Iran. Salta il dialogo con gli Usa sul nucleare: cresce la tensione

di Guido Keller

I negoziati tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare si fermano ancora prima di cominciare. L’incontro previsto per venerdì 6 febbraio a Istanbul è stato annullato, segnando l’ennesimo stop a un dialogo che nelle ultime settimane appariva già fragile. A riferirlo è Axios, citando fonti dell’amministrazione americana.
Il vertice avrebbe dovuto svolgersi a Istanbul, con la partecipazione non solo delle due delegazioni ma anche di rappresentanti di diversi Paesi del Medio Oriente in veste di osservatori, nel tentativo di dare al confronto una cornice più ampia e multilaterale. Tuttavia, a pochi giorni dall’appuntamento, Teheran ha cambiato le carte in tavola.
Ieri l’Iran ha infatti chiesto di spostare l’incontro in Oman, trasformarlo in un faccia a faccia esclusivamente bilaterale e limitare l’ordine del giorno alle sole questioni nucleari, escludendo temi considerati centrali da Washington come i missili balistici e il sostegno ai gruppi armati alleati nella regione. Una proposta che gli Stati Uniti hanno respinto senza esitazioni.
«Abbiamo comunicato che l’incontro si sarebbe svolto nell’ambito concordato o non si sarebbe svolto affatto», ha spiegato un alto funzionario americano. «La loro risposta è stata: “Allora niente”». Parole che fotografano un clima di crescente diffidenza reciproca.
Dalla Casa Bianca trapela impazienza. Un altro rappresentante dell’amministrazione ha sottolineato che Washington punta a «raggiungere un accordo reale il più rapidamente possibile», avvertendo però che, in mancanza di progressi, «verranno considerate altre opzioni». Un’espressione che suona come un velato richiamo a possibili misure coercitive, incluse quelle militari, più volte evocate in passato dall’ex presidente Donald Trump.
Nonostante il fallimento del vertice, uno spiraglio resta aperto. Gli Stati Uniti fanno sapere che, se Teheran tornerà alle condizioni iniziali, l’incontro potrebbe essere riprogrammato già nei prossimi giorni. Nel frattempo, l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner si recheranno il 5 febbraio a Doha, in Qatar, per consultazioni con il primo ministro locale sulla questione iraniana. Dopo l’incontro, la delegazione tornerà a Miami, senza ulteriori tappe diplomatiche a Teheran.
Il risultato è un processo negoziale di fatto congelato. E mentre la diplomazia rallenta, aumentano i timori che lo stallo possa trasformarsi in un’escalation, in un Medio Oriente già segnato da equilibri precari. Per ora il tavolo resta vuoto, ma la posta in gioco, ovvero il controllo del programma nucleare iraniano e la stabilità della regione, resta più alta che mai.