Iran. Trump scettico sul piano di Teheran: dubbi su una proposta che punta a chiudere il conflitto in 30 giorni

di Guido Keller –

Il nuovo tentativo diplomatico dell’Iran per mettere fine al conflitto in Medio Oriente incontra subito la cautela degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha espresso perplessità sul piano avanzato da Teheran, sottolineando come la proposta, almeno nelle sue linee generali, non sembri convincere Washington.
Parlando con i giornalisti prima di salire a bordo dell’Air Force One in Florida, il capo della Casa Bianca ha chiarito di essere ancora in attesa di una versione completa del documento, pur lasciando intendere uno scetticismo di fondo: “non riesce a immaginare che possa essere accettabile”. Trump ha spiegato di aver ricevuto un primo briefing sull’impostazione dell’accordo: “Mi hanno parlato del concetto alla base dell’accordo. Ora mi daranno la formulazione esatta”.
Nel frattempo emergono i dettagli della proposta iraniana, articolata in 14 punti e costruita come risposta a un precedente piano statunitense che prevedeva un cessate il fuoco della durata di due mesi. Teheran, però, punta ad accelerare sensibilmente i tempi, sostenendo che “le questioni debbano essere risolte entro 30 giorni”. In caso contrario, l’obiettivo dei negoziati dovrebbe cambiare direzione, concentrandosi sulla “fine della guerra” invece che su una semplice estensione della tregua.
Secondo fonti vicine al dossier, il piano iraniano fisserebbe quindi un termine di un mese per raggiungere un accordo complessivo. Tra i punti centrali figurano la riapertura dello Stretto di Hormuz, la cessazione del blocco navale imposto dagli Stati Uniti e la conclusione definitiva delle ostilità sia in Iran sia in Libano.
Resta però un nodo cruciale: la questione nucleare. Considerata prioritaria da Washington, verrebbe rimandata a una fase successiva dei negoziati, da affrontare solo dopo un’intesa sulla fine del conflitto. Un’impostazione che potrebbe rappresentare uno dei principali ostacoli al dialogo, alimentando le riserve già espresse dalla Casa Bianca.
Il confronto diplomatico appare dunque ancora in salita, con tempi stretti e posizioni distanti. I prossimi giorni, quando il testo completo sarà esaminato dagli Stati Uniti, saranno decisivi per capire se esistono margini reali per un accordo o se lo scetticismo di Washington si tradurrà in un nuovo stallo.