di Giuseppe Gagliano –
Il 16 ottobre si è tenuto il primo vertice tra l’Unione Europea e il Consiglio di Cooperazione del Golfo, al termine del quale è stata rilasciata una dichiarazione congiunta che sollecita l’Iran a porre fine all’occupazione delle tre isole contese dagli Emirati Arabi Uniti: Grande Tunb, Piccola Tunb e Abu Musa. Queste isole, situate nel Golfo Persico, sono state oggetto di una lunga disputa territoriale tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Iran. La questione è tornata al centro del dibattito internazionale dopo che la dichiarazione congiunta ha richiamato l’attenzione sulla situazione, chiedendo il ripristino della sovranità emiratina.
La risposta iraniana non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato categoricamente che le isole “sono sempre appartenute all’Iran e rimarranno tali per sempre”, riaffermando la storica rivendicazione dell’Iran su questi territori strategici. Le tre isole infatti sono di cruciale importanza sia per il controllo delle rotte marittime nel Golfo Persico sia per le potenziali risorse energetiche che potrebbero trovarsi nelle acque circostanti.
Lo sceicco Mohammad Bin Zayed (MBZ), presidente degli Emirati Arabi Uniti, ha reagito con determinazione alle affermazioni di Araghchi, ribadendo che gli Emirati continueranno a sostenere la loro legittima sovranità su queste isole. MBZ ha sottolineato che, nonostante la ferma posizione del Paese, gli Emirati privilegiano una soluzione diplomatica alla controversia, in linea con la politica emiratina di preservare la stabilità regionale. Gli Emirati, pur rimanendo aperti al dialogo, stanno anche lavorando per rafforzare le proprie alleanze, sia con le potenze regionali che con attori internazionali, per garantire che la questione venga affrontata attraverso canali diplomatici.
La disputa sulle tre isole ha implicazioni significative non solo per la stabilità del Golfo Persico, ma anche per la sicurezza del Mar Rosso e delle rotte energetiche globali. Gli Emirati, nel tentativo di risolvere la questione in maniera pacifica, stanno cercando di evitare un’escalation militare, che potrebbe compromettere la sicurezza delle rotte commerciali e influenzare negativamente l’economia regionale. Allo stesso tempo, MBZ è consapevole che una soluzione diplomatica richiederà un approccio multilaterale, con il coinvolgimento di attori internazionali, e una pressione continua sull’Iran per ottenere risultati concreti.
In sintesi, la reazione di MBZ riflette l’equilibrio tra la determinazione a difendere la sovranità nazionale e l’impegno per una soluzione pacifica, in un contesto regionale delicato in cui gli Emirati cercano di consolidare la loro posizione come mediatori e stabilizzatori nella regione del Golfo e del Mar Rosso.












