Israele. Congelata la legge sugli ultraortodossi per finanziare la guerra con l’Iran

di Giuseppe Gagliano –

La guerra con l’Iran costringe il governo israeliano a rivedere le proprie priorità politiche ed economiche. Il premier Benjamin Netanyahu e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich hanno deciso di congelare temporaneamente la controversa legge che avrebbe garantito l’esenzione dal servizio militare agli ultraortodossi, insieme ad altre misure dell’agenda economica, per accelerare l’approvazione del bilancio statale 2026 e destinare nuove risorse allo sforzo bellico.
La scelta punta a sbloccare decine di miliardi di shekel necessari a sostenere le operazioni militari e a rafforzare la sicurezza nazionale in un contesto di conflitto che Israele considera ormai strutturale. Il bilancio 2026, stimato in circa 662 miliardi di shekel, deve essere approvato entro fine marzo per evitare il rischio di elezioni anticipate e garantire stabilità alla coalizione di governo.
La sospensione della legge sugli ultraortodossi non rappresenta un abbandono definitivo ma una pausa tattica per evitare che le tensioni interne facciano saltare la maggioranza proprio mentre il Paese affronta un confronto militare costoso e prolungato con Teheran. Da mesi il tema della leva è uno dei più divisivi della politica israeliana, soprattutto mentre migliaia di riservisti vengono mobilitati e il peso della guerra ricade su gran parte della società.
Il conflitto ha infatti un impatto economico crescente. Secondo stime del Ministero delle Finanze riportate da Reuters, nelle fasi di massima allerta il danno economico può superare i 9 miliardi di shekel alla settimana a causa della mobilitazione dei riservisti, della chiusura delle scuole, delle restrizioni alla vita civile e del rallentamento dell’attività produttiva.
Per il governo israeliano diventa quindi necessario riorganizzare le priorità di bilancio e rafforzare la spesa militare per sostenere campagne aeree, sistemi di difesa e protezione delle infrastrutture. La scelta segnala che a Gerusalemme il confronto con l’Iran non viene più considerato una fase breve ma un passaggio strategico destinato a durare.
Ogni aumento delle risorse per la difesa comporta però una riduzione dei fondi destinati a investimenti civili, welfare e sviluppo economico, in un Paese già segnato dagli effetti delle guerre regionali degli ultimi mesi. Il governo punta quindi ad approvare rapidamente il bilancio per sostenere lo sforzo militare e preservare la stabilità della coalizione.
La decisione di Netanyahu e Smotrich appare soprattutto come un modo per guadagnare tempo: tempo per finanziare la guerra, evitare spaccature interne e rinviare uno dei nodi più esplosivi della politica israeliana. Ma il tema della leva e delle esenzioni tornerà inevitabilmente al centro del dibattito, soprattutto se il conflitto continuerà a pesare sull’economia e sulla società israeliana.