Israele-Iran: allerta permanente

di Giuseppe Gagliano –

Il 16 gennaio il ministro dell’Energia israeliano Yuval Steinitz, durante il terzo incontro del Forum del gas del Mediterraneo orientale (EMGF), che è ospitato dall’Egitto e riunisce Cipro, Grecia, Israele, Italia, Giordania e Palestinesi al Cairo, Egitto, ha sottolineato come l’Iran stia prendendo di mira Israele, stia cercando motivazioni fittizie per scagliarsi contro Tel-Aviv. Proprio per questo Israele deve tenere uno stato di allerta sempre alto, adeguato e consono alla situazione di permanente pericolo.
Queste dichiarazioni non devono destare alcuna sorpresa: infatti per la maggior parte della stampa internazionale -soprattutto quella su posizioni filoamericane, filo israeliane e filo atlantiche- l’Iran ha posto in essere una politica profondamente conflittuale, antisraeliana e antioccidentale, postura questa che non riguarda questi ultimi anni ma risale al 1979.
Tuttavia, dal punto di vista storico, durante gli anni 50 l’atteggiamento israeliano nei confronti dell’Iran fu contraddistinto da una flessibilità geopolitica come dimostra il fatto che il primo ministro David Ben-Gurion aveva teorizzato la dottrina della alleanza delle periferie, secondo la quale la conflittualità tra Israele e i paesi arabi aveva una natura etnica e nazionale ma non religiosa.
Proprio per questa ragione la politica estera israeliana poteva costruire relazioni anche con stati musulmani come la Turchia e l’Iran.
In secondo luogo, tra il 1949 e il 1952, più di 150.000 ebrei iracheni arrivarono in Israele attraverso l’Iran. Tutto ciò non rappresenta una contraddizione dal punto di vista politico infatti, anche se l’Iran non ha mai riconosciuto dal punto di vista giuridico Israele, ha attuato una cooperazione con Tel-Aviv, come dimostra il fatto che fino al 1979 vi fu una concertazione tra i due servizi di intelligence. Il Mossad fornì infatti informazioni militari alla intelligence iraniana sui paesi arabi vicini ed ,in cambio, il servizio segreto iraniano, il SAVAK, promosse i contatti tra servizi israeliani e curdi iracheni.
Anche sotto il profilo strettamente economico durante gli anni 50 vi furono buoni rapporti di cooperazione tra due paesi, come dimostra il fatto che l’Iran divenne il principale fornitore di petrolio di Israele. Si consideri ad esempio al fatto che l’oleodotto Trans-Israel fu completato nel 1968 e fu utilizzato per trasportare il petrolio iraniano verso lo stato ebraico attraverso il Mar Rosso.
Ma, con lo scoppio della rivoluzione islamica, l’Iran fece propria una posizione antisionista e antiebraica: Khomeini- alla stessa stregua degli ayatollah Morteza Motahhari e Ali Shariati- fece proprie alcune istanze ideologiche di derivazione sciita, secondo le quali l’obiettivo di Israele era quello di conquistare le terre dell’Islam.
Non solo: l’ayatollah Mohammad Hossein Beheshti, discepolo di Khomeini e autore della costituzione della Repubblica Islamica, espresse i propri dubbi sulla veridicità dello Shoa, tanto quanto fece Mahmoud Ahmadinejad .
Concretamente l’Iran ha condotto nei confronti di Israele una guerra per procura: si pensi alla comunità sciita in Libano e alla nascita, nel 1982, di Hezbollah, addestrata dalla unità d’élite della Guardia Rivoluzionaria (Pasdaran), e cioè dalla Forza Quds, che dal 2000 ha posto in essere una vera e propria guerriglia contro le infrastrutture militari israeliane, anche attraverso il lancio di razzi Katyusha, oppure quelle attuate in Argentina e in Paraguay negli anni novanta :il 17 marzo 1992 un terrorista islamico fece esplodere un’autobomba vicino all’ambasciata israeliana a Buenos Aires uccidendo 29 civili. Nel 18 luglio 1994 un altro attentato con un’autobomba distrusse l’edificio della comunità ebraica di Buenos Aires con 84 morti e 230 feriti. Tuttavia la reale pericolosità di Hezbollah per l’intelligence israeliana si è palesata soltanto nel 2006, quando è stato accertato che
Hezbollah possiede fino a 100.000 razzi e missili, inclusi alcuni con guida precisa. Proprio per questa ragione Hezbollah è nelle condizioni militari di distruggere i principali centri della città israeliane. Il programma nucleare iraniano viene inoltre percepito dalla comunità israeliana come un pericolo strategico che, certamente, amplifica la minaccia convenzionale rappresentata da Hezbollah. Proprio per questa ragione Israele ha deciso di assumere una postura reattiva e offensiva sia sul piano della guerra convenzionale sia sul piano della guerra cibernetica: un esempio tra tutti il virus informatico Stuxnet che ha colpito le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio iraniane nel 2010 – attacco condotto dalla cooperazione tra NSA statunitense e l’unità israeliana 8200- al quale si aggiunge il raid nel quale l’aviazione israeliana nel 2007 distrusse un reattore nucleare siriano finanziato da Teheran e l’eliminazione di Mohsen Fakhrizadeh, direttore generale del programma nucleare “Amad” (speranza).
Se poi si guarda al teatro siriano l’Iran ha deciso di appoggiare il regime di Bashar al-Assad con il coinvolgimento di Hezbollah, con il trasferimento di ufficiali dell’IRG in Siria e con il dispiegamento di unità della Forza Quds per aprire un “secondo fronte” contro lo stato ebraico.
Proprio nell’ottica di una postura offensiva nei confronti di Israele, degli Stati Uniti e dei paesi arabi si è mosso l’Iran sia sotto il profilo della proiezione marittima sia sotto il profilo dello spionaggio satellitare Militare sia nella sinergia con la Cina in funzione anti americana.