di Giuseppe Gagliano –
Il governo israeliano si prepara a discutere il riconoscimento del genocidio armeno, una decisione che arriva nel momento di massima tensione con la Turchia e che assume un forte valore politico oltre che storico. Il ministro degli Esteri Gideon Saar intende sottoporre la proposta all’esecutivo e successivamente al Parlamento, riaprendo un dossier che per decenni Israele aveva evitato di affrontare ufficialmente per non compromettere i rapporti con Ankara.
L’iniziativa arriva dopo il drastico deterioramento delle relazioni tra i due Paesi, aggravato dalla guerra di Gaza e dalle dure accuse rivolte dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan al governo israeliano. Il riconoscimento del genocidio armeno viene così interpretato anche come uno strumento di pressione diplomatica nei confronti della Turchia, che continua a respingere la definizione di genocidio per le deportazioni e i massacri degli armeni del 1915.
La scelta israeliana evidenzia però una significativa contraddizione. Negli ultimi anni Israele è rimasto uno dei principali fornitori di armamenti dell’Azerbaigian, alleato strategico impegnato nel conflitto con l’Armenia per il Nagorno Karabakh. Il riconoscimento del genocidio non modifica infatti i rapporti militari e strategici con Baku, considerata da Israele un partner fondamentale sia per la cooperazione energetica sia per il contenimento dell’Iran.
La crisi tra Israele e Turchia si sviluppa inoltre su più fronti, dalla guerra a Gaza agli equilibri della Siria, fino alla competizione nel Mediterraneo orientale per il controllo delle rotte energetiche e delle infrastrutture strategiche. In questo contesto il riconoscimento del genocidio armeno rappresenta un ulteriore elemento di irrigidimento delle relazioni tra due potenze regionali destinate a confrontarsi su numerosi dossier di sicurezza.
Anche sul piano economico la crescente contrapposizione rischia di incidere sulla cooperazione commerciale, sull’industria della difesa e sui progetti energetici del Mediterraneo orientale. Pur senza comportare conseguenze immediate, la decisione potrebbe aumentare il costo politico di un eventuale riavvicinamento e rafforzare la percezione di una competizione sempre più strutturale tra Ankara e Gerusalemme.
Per l’Armenia il riconoscimento rappresenterebbe un importante risultato simbolico. Per Israele costituisce invece un messaggio politico rivolto soprattutto alla Turchia, mentre resta immutata la collaborazione strategica con l’Azerbaigian. Un elemento che conferma come, anche nelle questioni storiche più sensibili, le scelte di politica estera continuino a essere determinate dagli equilibri geopolitici del presente.












