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Il sindacato dei lavoratori nel campo diplomatico di Israele ha proclamato uno sciopero che di fatto sta paralizzando le relazioni del paese mediorientale con l’estero: sono infatti 103 le ambasciate chiuse in tutto il mondo, cosa che ha già comportato l’annullamento della visita del premier Benjamin Netanyahu in Messico, Colombia e Panama, e che sta mettendo in forse il viaggio del pontefice in Terra Santa previsto per maggio.
Alla base della protesta, che sta interessando anche i dipendenti diretti del Ministero degli Esteri, il fatto che negli ultimi 12 anni gli stipendi dei lavoratori sono rimasti pressoché bloccati e le indennità di missione non retribuite, e, come ha affermato il portavoce del sindacato, Yair Frommer, “Il Tesoro ha dichiarato guerra al servizio Esteri e ai dipendenti che ogni giorno lottano per Israele”.
Il sentore degli scioperanti è che i soldi a loro destinati sono stati usati ancora una volta per comprare armamenti.
Il ministro degli Esteri Avigdor Liberman ha definito “miserabile” e “isterica” la protesta. Ha poi specificato che “Questa mossa non porta ad alcun beneficio, e può solo causare più danni ai lavoratori del Ministero. Mi dispiace che queste scelte irresponsabili saranno a spese dei cittadini di Israele”, ma “Sono in corso contatti con il Tesoro per arrivare ad una mediazione”.












