di Samuele Lucia –
Il ministro delle Finanze israeliano usa le deleghe sull’amministrazione civile della Cisgiordania per rendere strutturale l’espansione degli insediamenti.
Bezalel Smotrich non è soltanto il ministro delle Finanze di Israele. Dal 2023 detiene anche competenze rilevanti sull’amministrazione civile della Cisgiordania, con poteri su pianificazione urbanistica, infrastrutture e autorizzazioni per gli insediamenti israeliani nei territori occupati.
Secondo ricostruzioni di stampa internazionale e analisi istituzionali, questo assetto gli consente di influenzare direttamente la trasformazione territoriale della Cisgiordania, incidendo su dinamiche che hanno effetti strutturali sulla prospettiva di una soluzione a due Stati.
Il peso politico del suo partito, Sionismo Religioso (14 seggi su 120 alla Knesset), è amplificato dalla sua funzione di ago della bilancia nella coalizione di governo, senza la quale l’esecutivo Netanyahu non disporrebbe della maggioranza parlamentare.
Il progetto E1 e l’obiettivo dichiarato: “bloccare lo Stato palestinese”.
Nel 2025 il governo israeliano ha riattivato il controverso progetto di insediamento nell’area E1, tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim, prevedendo la costruzione di oltre 3.000 unità abitative. In occasione della presentazione del piano, Smotrich ha dichiarato che il progetto “seppellisce l’idea di uno Stato palestinese”, secondo quanto riportato da Reuters in una sua copertura del piano di espansione degli insediamenti.
In dichiarazioni successive riportate dalla stessa agenzia, il ministro ha descritto la politica di espansione degli insediamenti come una risposta “sul terreno” ai riconoscimenti internazionali dello Stato palestinese, attraverso nuove costruzioni e consolidamento infrastrutturale nei territori occupati.
Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) e diversi organismi ONU, l’area E1 è considerata strategica perché la sua urbanizzazione rischia di interrompere la continuità territoriale tra il nord e il sud della Cisgiordania, separando ulteriormente Gerusalemme Est dal resto dei territori palestinesi.
Reazioni internazionali e diritto internazionale.
Le Nazioni Unite hanno più volte ribadito che gli insediamenti israeliani nei territori occupati sono contrari al diritto internazionale, posizione condivisa dalla maggioranza della comunità internazionale e basata su interpretazioni della Quarta Convenzione di Ginevra.
L’Ufficio ONU per i diritti umani ha inoltre segnalato che l’espansione degli insediamenti in aree sensibili come E1 può comportare rischi di trasferimenti forzati di popolazione palestinese, con possibili implicazioni nel diritto internazionale umanitario.
Diversi governi europei hanno espresso preoccupazione per il progetto, considerandolo un ostacolo concreto alla ripresa di un processo negoziale fondato sulla soluzione a due Stati.
Una strategia di consolidamento territoriale.
Le posizioni pubbliche di Smotrich si inseriscono in una linea politica coerente: il rifiuto della creazione di uno Stato palestinese sovrano.
In interviste e dichiarazioni riportate da testate internazionali come The Jerusalem Post e da agenzie come Reuters, il ministro ha sostenuto che l’espansione degli insediamenti rappresenti uno strumento politico per impedire la nascita di uno Stato palestinese indipendente e consolidare la presenza israeliana in Cisgiordania.
Secondo analisi di osservatori internazionali e media come Al Jazeera, l’attuazione del progetto E1 avrebbe l’effetto di frammentare ulteriormente il territorio palestinese, rendendo sempre più difficile la realizzazione pratica di una continuità territoriale necessaria a uno Stato sovrano.
Bezalel Smotrich è oggi una delle figure più influenti e divisive della politica israeliana contemporanea.
Le politiche promosse sotto la sua responsabilità non si limitano alla gestione amministrativa dei territori, ma incidono direttamente sulla configurazione geografica e politica della Cisgiordania.
Secondo valutazioni delle Nazioni Unite e di diversi governi europei, l’espansione degli insediamenti in aree come E1 rischia di compromettere in modo strutturale la possibilità di una soluzione a due Stati, spostando il conflitto dal piano diplomatico a quello amministrativo e infrastrutturale.












