Kazakistan. Approvata la nuova Costituzione

di Francesco Lombardi

A metà dello scorso marzo, in Kazakhstan, un referendum popolare ampiamente partecipato (oltre 8 milioni di elettori, pari al 73,12% degli aventi diritto) ha approvato, con l’87,15% dei sì, la nuova Costituzione della più estesa e prospera tra le repubbliche dell’Asia centrale.
Un cambiamento fortemente voluto dall’attuale presidente, Kassym-Jomart Tokayev, che ha rivendicato il lavoro svolto per realizzare una Carta “che rispecchia le vere aspirazioni del popolo kazako a vivere in un Paese giusto ed equo, fondato sui principi di legge e ordine, sul rispetto e la tutela incondizionata dei diritti umani e delle libertà fondamentali, su una società modernizzata e su un forte impegno a promuovere istruzione, scienza, tecnologia, cultura, ecologia, volontariato e patriottismo”.
La modifica, approvata dal voto popolare poche settimane fa, rappresenta la seconda revisione costituzionale negli ultimi quattro anni. Si inserisce nel solco di cambiamenti istituzionali volti a conferire al Paese un assetto più moderno, renderlo competitivo in un contesto globale in continuo mutamento e liberare energie economiche e organizzative ancora inespresse.
La riforma riflette anni di graduale modernizzazione politica, anche per rispondere a nuove sfide come i diritti digitali e la protezione dei dati. Alla consultazione hanno preso parte osservatori provenienti da 34 Paesi, che hanno giudicato il processo elettorale — articolato su circa 10.000 seggi, in patria e all’estero — trasparente e conforme agli standard internazionali. Accanto a loro, si è registrata una significativa partecipazione della società civile: fino a dieci osservatori per seggio hanno monitorato il corretto svolgimento delle operazioni.
Non sono poche, infatti, le aspettative della leadership e della popolazione kazaka rispetto a questi cambiamenti. La nuova Costituzione rappresenta la naturale prosecuzione di un percorso avviato nel 2019: inizialmente si prevedeva di modificare meno del 40% del testo, ma nel corso dei lavori è emersa la necessità di intervenire su circa l’80% dell’impianto originario per garantire coerenza ed efficienza.
Il lavoro è stato condotto da una Commissione costituzionale composta da 129 membri, con una rappresentanza senza precedenti. Sono state esaminate circa 12.000 proposte provenienti da esperti e organizzazioni della società civile, nell’ambito di sei mesi di dibattiti pubblici. Il risultato è un modello che lo stesso Tokayev ha sintetizzato come “Presidente forte, Parlamento influente e Governo responsabile”.
La precedente Costituzione è rimasta in vigore per circa trent’anni: adottata nel 1993 dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica, era stata poi modificata nel 1995. Oggi il Kazakhstan punta a un deciso salto verso modernità e democrazia, per affrontare le sfide presenti e future.
Tra le principali novità figura l’abolizione del sistema parlamentare bicamerale a favore di un’assemblea unicamerale, denominata Kurultai. Viene inoltre eliminata una quota presidenziale, con l’obiettivo di rafforzare l’indipendenza del potere legislativo. Il passaggio al monocameralismo dovrebbe rendere il processo legislativo più rapido e trasparente. Le elezioni per i 145 seggi del nuovo Parlamento si terranno quest’estate, ha dichiarato Tokayev dopo aver votato ad Astana.
È prevista anche la reintroduzione della vicepresidenza, per facilitare la pianificazione della successione, mentre un nuovo Consiglio popolare consultivo (Khalyk Kenesi) mira ad ampliare la partecipazione e il dialogo pubblico.
Le riforme istituzionali rafforzano inoltre la governance e introducono limiti di mandato per i principali funzionari statali, favorendo un ricambio regolare ai vertici.
Sul piano identitario, la riforma stabilisce il kazako come unica lingua di Stato, ridimensionando il ruolo del russo: una scelta volta a consolidare il senso di appartenenza nazionale in un Paese caratterizzato da una notevole pluralità etnica, storicamente improntata alla convivenza e alla tolleranza.
La revisione costituzionale rappresenta uno dei momenti più significativi della presidenza Tokayev, che vi ha riversato la propria esperienza diplomatica e politica. In passato ministro degli Esteri per due mandati (1994-1999 e 2002-2007), durante la sua presidenza ha promosso una politica estera “multivettoriale”, rafforzando l’indipendenza del Kazakhstan e consolidandone il ruolo nelle organizzazioni regionali e internazionali.
All’indomani del referendum, Tokayev ha ricevuto messaggi di congratulazioni da numerosi leader regionali e globali. Diverse capitali hanno interpretato l’esito del voto come un fattore di stabilità per il Kazakhstan e per l’intera area centroasiatica. Le reazioni positive dei partner internazionali confermano il ruolo del Paese come perno strategico della regione.
Il Kazakhstan, nono Paese al mondo per estensione territoriale, è indipendente dal 16 dicembre 1991. Ricco di risorse naturali e situato tra Russia e Cina, è attraversato da importanti corridoi commerciali eurasiatici. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2025 il Paese ha registrato una crescita del PIL pro capite superiore a quella della Cina, confermandosi come l’economia più prospera dell’Asia centrale e una realtà in espansione a livello globale.
Progressi significativi si registrano anche nell’Indice di Sviluppo Umano (ISU) delle Nazioni Unite, cresciuto del 21,5% tra il 1990 e il 2023 (da 0,689 a 0,837), grazie a politiche orientate a istruzione, innovazione, economia e finanza.
Il Kazakhstan entra ora in una nuova fase politica, con elezioni previste nei prossimi mesi per dare piena attuazione alla nuova Carta fondamentale. Una fase che merita attenzione, anche alla luce delle crescenti relazioni economiche e commerciali con l’Italia.