Kurdistan Irq. Attacchi con droni alle strutture petrolifere: si sospettano le milizie filo-iraniane

di Giuseppe Gagliano

Gli Stati Uniti hanno denunciato una nuova ondata di attacchi con droni in Iraq, concentrati principalmente nella regione autonoma del Kurdistan. Il raid più recente, avvenuto il 15 luglio, ha colpito il giacimento petrolifero di Sarsang nella provincia di Duhok, interrompendo temporaneamente la produzione e infliggendo danni alle infrastrutture. Secondo le autorità curde si tratta di un atto di terrorismo volto a destabilizzare l’economia locale.
Il Kurdistan Iracheno rappresenta un nodo strategico per l’export di petrolio e gas verso i mercati internazionali. Gli attacchi ai giacimenti rischiano di minare la fragile ripresa economica della regione e aggravare le tensioni tra Erbil e Baghdad, già ai ferri corti per la gestione delle risorse energetiche. Le controversie sul controllo degli oleodotti e sui contratti firmati dal Kurdistan con società estere, tra cui la statunitense HKN Energy, sono il segno di una partita geoeconomica che va ben oltre i confini iracheni.
Sul piano strategico-militare i raid con droni sembrano inserirsi in un conflitto per procura tra Washington e Teheran. Le prime indagini curde indicano la possibile responsabilità di milizie filo-iraniane, come l’Hashed al-Shaabi, formalmente integrate nelle forze armate irachene ma di fatto fedeli a Tehran. La presenza di circa 2.500 soldati americani in Iraq, concentrati in basi come quella di Erbil, aumenta il rischio di uno scontro diretto se gli attacchi dovessero proseguire o intensificarsi.
La crisi irachena evidenzia quanto le risorse energetiche siano diventate un campo di battaglia geostrategico. L’instabilità nella regione potrebbe compromettere le forniture globali di petrolio, alimentando nuove tensioni sui mercati internazionali. Allo stesso tempo, l’accordo annunciato da Baghdad con HKN Energy per lo sviluppo del giacimento di Hamrin segnala la volontà del governo federale di mantenere aperti i canali di cooperazione con gli Stati Uniti, pur tra mille contraddizioni.
Mentre Washington condanna gli attacchi come “inaccettabili” e Erbil chiede maggiori garanzie di sicurezza, la Turchia e l’Iran osservano con attenzione, pronti a sfruttare ogni spiraglio per rafforzare la propria influenza. In questo contesto, il Kurdistan iracheno rischia di trasformarsi da hub energetico a epicentro di un conflitto che potrebbe destabilizzare l’intero Medio Oriente.