di Shorsh Surme –
Sono trascorsi trentuno giorni dall’inizio dell’assedio di Kobane da parte di consistenti gruppi armati, assedio che ha privato i suoi abitanti di tutti i beni essenziali. Eppure la determinazione a resistere non è venuta meno. Il mese di Ramadan è iniziato mentre la città soffre da oltre un mese sotto un duro blocco.
Nel mondo islamico il digiuno di trenta giorni rappresenta un atto di culto profondamente radicato. Viene osservato con preghiera e devozione e tradizionalmente interrotto con pasti preparati con cura. Oggi è il terzo giorno di Ramadan in Rojava e in Siria, un momento in cui è consuetudine cucinare diversi piatti per rompere il digiuno. Tuttavia Kobanê, assediata da 31 giorni, è stata privata di ogni bene essenziale.
Il mese di Ramadan, considerato il mese del bene, delle benedizioni e della condivisione, è arrivato. Ma cosa potranno condividere le famiglie sfollate che hanno trovato rifugio nelle scuole della città? Su molte tavole non c’è altro che pane e acqua. Le madri osservano i loro figli con gli occhi colmi di lacrime. L’assedio non chiude soltanto le strade, ma anche la porta ai sogni di questi bambini.
Il Ramadan è un periodo di unione e solidarietà, soprattutto nella società curda, caratterizzata da un forte senso comunitario. Con questo spirito collettivo le famiglie continuano a riunirsi, poiché questi incontri sono tradizionalmente legati alla figura materna. Le madri riunivano figli, nipoti e parenti preparando iftar composti da una grande varietà di piatti.
Il rigido assedio imposto negli ultimi 31 giorni ha reso la situazione critica. Tutti i beni di prima necessità sono stati tagliati fuori dalla città e risultano estremamente scarsi al suo interno. Alcuni prodotti sono completamente introvabili e, quando disponibili, vengono venduti a prezzi esorbitanti, in particolare carne e verdure.
Attualmente circa 200mila persone sono fuggite verso Kobane. Gli sfollati sono sparsi in diverse località e molti soffrono una grave carenza di cibo e acqua. Sopravvivono grazie a pochissimi beni essenziali. Molti affermano di continuare a digiunare, pur rompendo il digiuno con un semplice pezzo di pane.
Kobanê continua a resistere e soffre ancora una volta per la mancanza di beni di prima necessità, ma i suoi abitanti insistono nel digiunare, anche se l’iftar consiste soltanto in pane. La città è sotto assedio da 31 giorni e il mondo continua a ignorare questa realtà. Gli abitanti romperanno il digiuno con dignità, con un pezzo di pane, nel mese sacro del Ramadan, nella terra dei loro antenati.
L’attacco contro Kobane sarebbe stato, secondo alcune fonti, il risultato di un piano congiunto tra l’intelligence turca e l’organizzazione terroristica ISIS, con l’obiettivo di occupare la città. Il quotidiano Yeni Özgür Politika ha inoltre commentato la resistenza opposta dai combattenti curdi, riportando accuse di un presunto supporto segreto da parte dell’intelligence turca all’operazione.












