
di Daniela Binello –
La dichiarata ostilità contro Cuba, con il cappio al collo rappresentato da 66 anni di embargo e sanzioni da parte della Casa Bianca contro il governo castrista, sta per spingersi ancora un po’ più in là facendo presagire un’altra prossima guerra a stelle e strisce nel mar dei Caraibi. Ma in questi frangenti non può sentirsi totalmente al sicuro nemmeno la Calabria, dopo avere ricevuto, lo scorso 23 febbraio a Catanzaro, la visita dell’incaricato d’affari americano per Cuba, il diplomatico di lungo corso Mike Hammer. Il signor “Martello”, permettendoci una traduzione del suo cognome nella nostra lingua, non si è recato dal presidente della Regione Calabria per una visita di cortesia, bensì per recapitargli un messaggio molto chiaro: deve mandare via i medici cubani che lavorano in Calabria. Una vera e propria richiesta di espulsione, insomma. Agli Stati Uniti non interessano i motivi per cui quei medici cubani, professionalmente preparati, lavorino lì. Ciò che conta per Washington è che il sodalizio di amicizia fra l’Italia e gli Stati Uniti non venga offuscato da questa “disdicevole” presenza cubana in Calabria, sgradita all’inquilino della Casa Bianca.
Il presidente calabrese Roberto Occhiuto (Forza Italia) nonostante tutto mostra tranquillità e in merito alla recente visita di Hammer a Catanzaro ricorda alla stampa che anche in passato, sotto l’amministrazione Biden, gli ambasciatori americani in Italia gli posero domande sulla presenza dei medici cubani in Calabria, ma questa volta, ammette Occhiuto, «con Trump, lo è di più».
Di recente, infatti, le pressioni statunitensi contro la presenza di medici cubani in alcune nazioni si sono fatte sentire, provocando un effetto domino. Uno dopo l’altro hanno ceduto al pressing americano Paraguay, Guyana, Bahamas, Saint Vincent e Grenadine, Antigua e Barbuda, Santa Lucia, Guatemala e Honduras, interrompendo i programmi di cooperazione sanitaria con Cuba e, di conseguenza, rispedendo a casa i medici cubani che prestavano servizio.
A partire dal 2022 i medici cubani contrattualizzati in Calabria sono 321 unità. Il loro contratto scadrà a fine 2027. Il presidente Occhiuto li reclutò utilizzando le norme sull’emergenza Covid, ma come dichiarò lui stesso ce ne sarebbero voluti almeno mille per sopperire alla drammatica carenza di medici che si sta verificando da alcuni anni a questa parte in tutta Italia, con i laureati in medicina che preferiscono andare a lavorare al nord o all’estero.
In Calabria la sanità è commissariata da 17 anni, precisamente dal 2009. Stando alle promesse fatte dal governatore Occhiuto e dalla presidente del Consiglio Meloni, il percorso per uscire dal regime commissariale è in atto, puntando a riconquistare l’autonomia gestionale quest’anno. Occhiuto è stato infatti riconfermato Commissario ad acta per la Sanità in Calabria nel corso del Consiglio dei Ministri dell’ottobre 2025 che gli aveva rinnovato questo incarico per guidare la Regione nella fase di uscita dal commissariamento, garantendo continuità alla gestione del piano di rientro.
Lo stato dell’arte, però, è che nel 2010 hanno chiuso in Calabria ben 18 ospedali e che la sanità presenta un disavanzo di bilancio di oltre 860 milioni. Un onere che secondo la Corte dei Conti è in aumento con almeno altri 118,5 milioni per il 2024. Va considerato, inoltre, che la Calabria ha speso nel 2024 altri 305 milioni per i residenti costretti a ricevere cure in altre regioni italiane per potersi curare.
Nel frattempo, le visite dei diplomatici a Catanzaro per incontrare Occhiuto proseguono. Il presidente calabrese il 6 marzo scorso ha infatti ricevuto anche il nuovo ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia, Jorge Luis Cepero Aguilar, a cui ha confermato che i medici cubani continueranno a prestare servizio nelle strutture ospedaliere della Calabria. Per il governatore l’importanza di questo personale medico è strategica. «Ho ricevuto l’ambasciatore cubano su sua richiesta – precisa Occhiuto -, ritenendo giusto accoglierlo perché in Calabria da diversi anni operano molti medici cubani che offrono un’assistenza sanitaria di alta qualità e supportano numerosi pronto soccorso. In precedenza avevo ricevuto anche il console americano e i rappresentanti dell’ambasciata, i quali chiedevano sostanzialmente di porre fine a questo programma. Ho spiegato loro che i bisogni di salute dei calabresi vengono prima di ogni altra considerazione. Avevamo in programma di assumere altri medici cubani fino ad arrivare a mille. Ho comunque ribadito agli americani che se poi loro sono in grado di trovarci altri professionisti per i nostri ospedali, saremo felici di accoglierli. L’importante è che gli ospedali e i pronto soccorso della Calabria non rimangano sguarniti».











